Tosca racconta il progetto che aveva in mente e che è riuscita a concretizzare con l’”Officina delle Arti Pierpaolo Pasolini”

“Scrivere una canzone in italiano è come intarsiare un materiale prezioso, è come lavorare l’avorio”. Massimo Bubola è nel pieno della sua lezione di “Scrittura del testo, traduzione e adattamento”, parla di generi, di tempi, di accordi. Parte non a caso da Pasolini per spiegare quanto sia importante la conoscenza per sfuggire dall’omologazione. Nella vita, così come nella canzone. La classe lo segue in religioso silenzio. Sono tutti giovanissimi, molti appena maggiorenni; qualcuno di loro forse sarà il futuro della canzone italiana.
La scuola di alta formazione artistica della Regione Lazio, l’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini, si trova a Roma. Da un lato è a pochi passi dalla Farnesina, dall’altro si affaccia sul cuore della tifoseria calcistica, lo stadio Olimpico; allungando lo sguardo si vede Ponte Milvio, quello dei lucchetti di Moccia per intenderci, ma anche il centro dell’inchiesta su Mafia Capitale. Viene da pensare che loro, i “sognatori” della Pasolini, non siano lì per caso, quasi come se quel posto avesse bisogno di bellezza e di rivoluzione, di cultura, innovazione e memoria. “Quando ci è stata assegnata la sede – racconta Tosca, che è l’anima e la mente di questa realtà – qui c’era solo una struttura fatiscente abitata dai topi; abbiamo dovuto rifare tutto, ho seguito la ristrutturazione personalmente, mattone dopo mattone”. Il risultato è che ora c’è una struttura di due piani dotata di un’ampia area di ristoro con gazebo e un campo di calcetto. Il teatro principale, intitolato a Eduardo De Filippo, conta 200 posti, mentre un secondo più piccolo ospita fino a 40 spettatori. Al suo interno un’attrezzata palestra; un’aula insonorizzata dotata di palco; due studi di registrazione con sala di ripresa; un’aula living per studio e ristoro e uno spazio per le lezioni della sezione multimediale, dotato di computer e schermi per proiezioni e montaggio.

(l’articolo di Daniela Esposito, con intervista a Tosca, si trova sul numero 13 di «Vinile»)

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