The Beatles, l’Album Bianco: celebrato, reimmaginato, rinato.

Gli elementi che compongono questa celebrazione in sette dischi del doppio vinile del WHITE ALBUM nel suo 50esimo anniversario, sono una versione rimixata dei 30 brani classici, opera del figlio del figlio del produttore originario George Martin, Giles. Vi sono ovviamente molti puristi beatlesiani che considereranno un simile progetto blasfemo. Dopo tutto, stiamo parlando del WHITE ALBUM.

Cosa c’era che non andava nell’originale?

Evidentemente non molto: il fatto che è stato per ben 19 volte disco di platino parla da solo. Eppure, Giles Martin riesce a trovare un modo per accrescere ulteriormente la perfezione dei Beatles. Dalla sua prima collaborazione all’antologia LOVE fino al remix di SGT. PEPPER dell’anno scorso, il figlio di George Martin si è dimostrato più che capace. E il fatto che Paul McCartney e Ringo Starr gli abbiano offerto assistenza e supporto la dice lunga.

Ma, alla fine, ne valeva la pena?

Sì. Anziché disperdere la magia dell’originale, Martin la potenzia: la batteria è più definita, i cimbali risuonano nell’infinito, il basso è più corposo, le voci acquistano in calore, le chitarre tintinnano e ruggiscono. Elementi in precedenza persi nell’insieme riemergono come a sé stanti, individuati da un ascolto nuovo tra frequenze prima confuse. Tutto risuona più empatico, più… tutto. Il contenuto genialmente variegato del WHITE ALBUM è sempre stato presente nel subconscio del rock, fin dalla genesi del genere. Però le reazioni al suo fascino epocale si sono attenuate, e col tempo la familiarità ha sostituito l’ammirazione viscerale con un rispetto algido.

Ora invece, grazie al lavoro di rifinitura brani come Happiness Is A Warm Gun e While My Guitar Gently Weeps brillano più luminosi che mai. Alcuni poi risultano davvero trasformati: Dear Prudence è una rivelazione. Ob-La-Di, Ob-La-Da? Anche meglio. Il disco 3 comprende i cosiddetti Esher Demo: il gruppo si radunò a casa di Harrison per realizzare dei provini dei brani ideati in India.

Fondamentalmente, questi sono i Beatles Unplugged

Buttate (o vendete) i vostri bootleg. Questo basta e avanza. Ma il vero tesoro per i completisti arriva con i dischi 4-6: early takes, versioni di lavoro, sketch abbozzati. Abbiamo l’intimità (Lennon che registra Julia per farla sentire a George Martin), rivelazioni (13 minuti di una Helter Skelter totalmente blues) surrealismo (What’s The
New Mary Jane?, mai pubblicata) e uno spaccato ‘quotidiano’ del percorso creativo (Harrison che ordina un tramezzino, mentre Clapton si prepara a rendere il suo Gently Weeps magico). C’è anche un Blu-ray con un mix 5.1, anche se ormai dovreste essere convinti. Ci sarebbe ancora molto da dire, ma a volte le parole non sono necessarie.

L’articolo, a cura di Ian Fortnam, è su Classic Rock n. 72 disponibile qui

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