Il 16 agosto scorso è morta Aretha Franklin, probabilmente la più importante cantante del Novecento. La Regina del Soul, come è stata giustamente definita, ha avuto anche un ruolo importante nel difficile compito di emancipare la presenza femminile nei piani alti della musica mondiale, notoriamente maschile.

Ma c’è ancora tanta strada da fare in questo senso se ancora oggi le donne sono confinate in piccole minoranze quando si parla di presenze nei vari festival musicali. Parliamo dettagliatamente dell’Italia, perché a quanto pare in altri Paesi europei ed extraeuropei le cose vanno un pochino meglio. Da noi decisamente no, sembra addirittura che ci siano sensibili differenze tra i cachet dei musicisti di sesso maschile e la loro controparte femminile.

Secondo uno studio di Gianluca Grasselli per www.loudvision.it, quest’anno la presenza femminile nei festival musicali si è aggirata intorno al 15%. Un po’ pochino, no? E va ancora peggio se andiamo a vedere la presenza di donne nei ruoli tecnici (fonici, tecnici di registrazione e così via) e organizzativi (direttori artistici, presidenti di giuria e altro ancora), lì le donne sono veramente poche. Forse solo per quanto riguarda la comunicazione, uffici stampa e agenzie di booking, c’è un certo equilibrio. È un fatto incredibile da constatare ma che in fondo non stupisce più di tanto: la stessa cosa accade in molti altri campi, però dà fastidio scoprire quanto ancora si deve fare e non vogliamo addentrarci in discorsi riguardanti molestie e abusi di potere, sono argomenti che prevedono e meritano ben altri approfondimenti. E per saperne di più, per approfondire e per cercare di migliorare questa situazione, segnalo il collettivo nazionale Shesaidso, da poco attivo anche in Italia e facilmente rintracciabile in rete (la pagina facebook è shesaidso.italy).

Ma nel collezionismo discografico è bilanciato il rapporto uomo/donna?

Probabilmente no, ma è forse inevitabile: i gruppi progressive, italiani e internazionali, sono prevalentemente formati da uomini e gli artisti più collezionati sono i Beatles, i Rolling Stones, Elvis Presley, gli Who. Però artiste che hanno fatto venire il mal di testa a più di un collezionista ce ne sono: Madonna e Kate Bush ad esempio, e poi le italiane Mina, Patty Pravo, Loredana Bertè, Rettore e Giuni Russo.

E allora, anche «Vinile» in uno dei suoi prossimi numeri darà il suo contributo a questa riscossa, con leggerezza, incuriosendo. Analizzeremo venti dischi rari di cantanti e interpreti femminili italiane che hanno stregato tanti appassionati con dischi spesso passati di mano a cifre con tre zeri.

Editoriale a cura di Michele Neri su Vinile n. 16, disponibile qui.

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