«Non voglio essere etichettata, e non voglio che mi si scambi per una ‘pasionaria’ delle note. Amo moltissimo la musica e non concepisco che venga strumentalizzata, sia come un qualsiasi oggetto di consumo, sia come canale di propaganda politica»

C’è un oggetto misterioso nella discografia di Daisy Lumini, un disco che c’è e che non c’è, e che ha lasciato ben poche tracce di sé. Partiamo dall’inizio: l’album di esordio sulla grande distanza è DAISY COME FOLKLORE, 1969, riedito poi da “I dischi dello Zodiaco” nel 1972. Senonché, da qualche tempo sulle maggiori piattaforme in streaming è apparso un suo album intitolato MAREMMA, datato con stupefacente precisione 16 luglio 1968 (quindi l’anno prima).

A parte il fatto che tale raccolta presenta una copertina posticcia assai generica, e che sono elencati 12 pezzi invece che 14, a prima vista, per la corrispondenza dei titoli, viene da pensare che si tratti di una riedizione con altro nome del vecchio materiale già edito nel ’69. Un ascolto più attento, tuttavia, rivela diverse sorprese: si tratta in realtà di altre versioni inedite, con un diverso arrangiamento e una differente linea vocale.

daisy lumini

Beppe Chierici e Daisy Lumini durante l’esecuzione della Ballata di Longarone, un brano
di grande impatto sul pubblico.

Ascoltando in sequenza Lèati Geppo (trescone) e Vendemmia, oltre al titolo cambia tutto: compaiono altri strumenti (il disco del ’69 si reggeva esclusivamente sulla voce e la chitarra di Daisy), l’incedere è più brioso, la durata è minore di quasi un minuto, la registrazione e il missaggio appaiono più avanzati, e lo stesso canto appare più controllato e pulito, ma anche meno genuino. Insomma, un lavoro con indirizzo più mainstream, si direbbe oggi.

La stessa impressione, ancora più forte, si ha dall’ascolto comparato di Maremma e La malcontenta. Da dove sono saltate fuori queste registrazioni? Beppe Chierici, da noi interpellato a proposito, ha escluso che siano degli scarti di lavorazione dell’Lp, e sulle prime ci ha suggerito una pista interessante ricordando che in seguito Daisy registrò alcuni canti popolari con Riccardo Marasco (il cui stile, in effetti, poco si discosta dalle versioni di questo disco virtuale).

Insomma, potevano essere delle registrazioni recuperate, chissà come, chissà perché, da questa collaborazione che poi non andò, almeno discograficamente, in porto.

A infittire il mistero c’è la copertina di questo fantomatico MAREMMA: l’etichetta riportata è la Vedette (madre della sottomarca “I dischi dello Zodiaco”, che recentemente è stata in buona parte digitalizzata, per cui tutto sembrerebbe tornare), ma il numero di catalogo (VRMS 357) è assurdo perché risulta già ad appannaggio di un 33 giri di Gian Pieretti, tra l’altro del 1967.

Ma arriviamo alla soluzione dell’enigma: l’accurata discografia approntata da «Vinile» ha permesso di recuperare un disco-strenna che nel ’72 le Acciaierie di Piombino commissionarono alla Lumini. Il disco (CANTI POPOLARI TOSCANI), in realtà accluso a un libro, stampato in sole 250 copie, è una rarità assoluta. Lo stesso Beppe Chierici, da noi ricontattato, se ne era dimenticato, ma ricontrollando la copia in suo possesso ecco che si fa luce sul mistero: quel MAREMMA in streaming non è altro che la riproposizione di quel prezioso e raro album strenna del ’72, chissà come riapparso nel web con etichetta e numero di catalogo fittizi e datazione errata.

L’articolo completo dedicato a Daisy Lumini è su Vinile n. 16, disponibile qui.

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