Beatles o Rolling Stones, chissà quante volte si è parlato della rivalità tra questi due grandi gruppi inglesi. Anche in Italia abbiamo avuto un caso simile: l’Equipe 84 di Maurizio Vandelli o i Rokes di Shel Shapiro? Ma chi lo sa, sono passati così tanti anni e oggi i due leader hanno addirittura fatto un disco assieme. Noi li abbiamo intervistati entrambi: con loro abbiamo parlato di questo nuovo progetto ma anche del passato, dell’epoca d’oro del beat italiano di cui sono stati protagonisti. E sono saltate fuori cose sensazionali.

In questo progetto Love and Peace con Vandelli il vostro obiettivo sarebbe quello di avvicinarvi a un pubblico più giovane…? come mai avete scelto proprio questi pezzi, tra i tanti?

Shel Shapiro: No, non fa parte dei nostri obiettivi: se accade ben venga, però io trovo che sarebbe abbastanza presuntuoso pensare che i ragazzini all’improvviso vadano a comprare il disco o vadano ad ascoltare Vandelli e Shapiro. Ma se scoprono che noi rappresentiamo ancora un mondo musicale con dei testi assolutamente attuali, credibili, allora forse sì, qualche ragazzo ci potrà essere. Del resto, quando io faccio i miei concerti da solista c’è sempre una parte di giovani che viene a sentirmi, credo per curiosità, però diciamo che quel movimento giovanile che poi a un certo punto diventò quasi nazionalpopolare non lo vedo ripetibile, diciamo che non sarebbe logico. I giovani hanno i loro eroi, a noi basta essere rispettati da loro perché non ci accomuna niente se non quello che diciamo. È difficile per gente della nostra età capire se quello che diciamo possa essere abbracciato dai giovani, poi sai queste cose se succedono possono diventare virali, se qualcuno inizia a innamorarsi di una cosa

Maurizio Vandelli: Innanzitutto, questo progetto è stato coordinato dalla Sony, che si era resa conto che avevamo dei brani talmente validi e talmente attuali ancora oggi che sarebbe stato bello riproporre, e allora io e Shel ci siamo fidati di loro. Anche perché noi in teoria avremmo anche voluto qualche inedito, ma poi abbiamo preferito tutti insieme anticipare quello che sarà lo spettacolo dal vivo che presenteremo da dicembre in poi.

shapiro vandelli

foto di Oliviero Toscani

Il disco è composto di dodici brani del passato riarrangiato e di una cover di un brano del 2005, You Raise Me Up…. In realtà un inedito c’è.

Shel Shapiro: È una canzone religiosa, un gospel, con un grande riferimento al mondo musicale irlandese e celtico, l’ha suggerito Maurizio e a me all’inizio non convinceva, poi pian piano l’ho apprezzata, è un brano molto bello che noi due facciamo strabene. Noi ci siamo detti fin dall’inizio che se una cosa non ci convinceva fino in fondo dovevamo toglierla, e nessuno sa quanti pezzi abbiamo eliminato o non abbiamo eliminato: anche registrandolo, se un brano non ci convince come è venuto, lo togliamo. E devo dirti che in effetti questa cosa è successa, avevamo anche provato a registrare pezzi del periodo non nostri, ma alla fine parlando abbiamo deciso di concentrarci sul nostro repertorio, a parte questo You Raise Me Up ovviamente.

Maurizio Vandelli: È vero, ma You Raise Me Up rappresenta la chiusura del concerto. Io ho avuto questa idea di chiudere il concerto, che è bello sparato, con un ringraziamento alle persone che ci sono venute a sentire, e infatti You Raise Me Up la canteremo dal vivo, tranne il coro registrato che faremo vedere in uno schermo, con la traduzione in italiano del testo che scorre. E quindi si vedrà tutto il significato del brano, che è appunto un ringraziamento.

Essendo solo tredici canzoni, suppongo che dal vivo ci sarà anche altro materiale.

Shel Shapiro: Sì, abbiamo fatto i conti l’altro giorno e sono trentadue pezzi, cose che magari da soli facciamo già dal vivo, non per forza degli anni ’60. Ognuno di noi ha scelto dei pezzi e poi li abbiamo portati avanti insieme, ma non ti darò nessun titolo perché ci stiamo ancora lavorando, work in progress, come si dice. Ma tu che hai ascoltato il disco, c’è qualche pezzo che avresti messo?

Maurizio Vandelli: Dal vivo faremo una trentina di canzoni, e quindi sicuramente faremo anche quelle che tutti si aspettavano di trovare nel disco e non ci sono. Ma faremo anche altre cose, come il recitare i testi di canzoni che hanno avuto molto senso per la mia vita e per la sua, faremo dei pezzi di Battisti che io ho anche inciso, ma non vorrei anticipare troppo anche perché siamo ancora in fase di lavorazione. I musicisti dal vivo sono due dei suoi e tre dei miei, abbiamo mescolato le carte.

L’intervista completa a Shel Shapiro e Maurizio Vandelli, a cura di Vito Vita, è su Vinile n. 16, disponibile qui.

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