Una volta, Bono ascoltò a casa di Bob Dylan alcune canzoni inedite. Quando fu il turno di un bellissimo blues acustico, sobbalzò e chiese all’illustre collega come avesse potuto lasciare negli archivi un capolavoro del genere. Alla chitarra c’era Mark Knopfler e al pianoforte lo stesso Dylan. La canzone s’intitolava Blind Willie McTell e qualche mese dopo venne inclusa in un cofanetto retrospettivo: finalmente questo capolavoro diventava disponibile a tutti.

Dopo la controversa esperienza della trilogia religiosa, alla fine del 1982 Dylan maturò l’intenzione di dare alle stampe un nuovo album. Per la produzione, dopo i falliti tentativi con Frank Zappa ed Elvis Costello, decise di affidarsi alle cure di Mark Knopfler, col quale aveva già lavorato fruttuosamente in SLOW TRAIN COMING.

All’inizio di aprile 1984 i due si ritrovarono, così, ai Power Studios di New York, e nello Studio A presero il via le sessions. Dalla sua band, il chitarrista inglese portò il tastierista Allan Clark, per la sezione ritmica furono scelti Sly Dunbar (batteria) e Robbie Shakespeare (basso), mentre la seconda chitarra fu affidata all’ex Stones Mick Taylor.

Il primo brano inciso, in ben 19 take di cui le iniziali in versione strumentale, fu Blind Willie McTell, che sin da subito apparve straordinario.

L’intesa con Knopfler e il resto degli strumentisti fu perfetta, come rivelò lo stesso Dylan: “Mark mi incoraggiava ad andare in studio anche quando non ne avevo voglia, quando avrei voluto essere altrove… Per quanto riguardava il suonare la chitarra, poi, era misurato e per nulla invadente”. Durante le registrazioni, accadeva spesso che Bob arrivasse in studio con i brani già pronti e, dopo averli provati e perfezionati insieme, venivano registrati velocemente in presa diretta. Nell’arco di un mese circa di lavorazione prese vita INFIDELS, con le pregevoli Jokerman, Sweetheart Like You, Licence To Kill, I And I e Man Of Peace a rappresentare l’asse portante, al fianco delle meno brillanti Neighborhood Bully, Union Sundown e Don’t Fall Apart On Me Tonight.

Di quelle sessions straordinarie e di quella perfetta alchimia, INFIDELS conserva nelle sue tracce solo una testimonianza parziale: per scoprire quanta meraviglia avesse prodotto quel fortunato incontro con Mark Knopfler, infatti, bisognò attendere la pubblicazione di THE BOOTLEG SERIES VOL. I-III nel quale finalmente videro la luce le magnifiche Blind Willie McTell in versione acustica, Foot Of Pride e Someone’s Got A Hold On My Heart (che fu pubblicata poi su EMPIRE BURLESQUE in versione diversa e con il titolo Tight Connection To My Heart) al fianco di piccole perle come Tell Me e Lord Protect My Child.

A spiegare l’esclusione di Blind Willie McTell dal disco sarà lo stesso Dylan: “Non fu mai sviluppata del tutto, non completai mai la canzone. Non ci sarebbe stata nessuna altra ragione per lasciarla fuori dall’album. È come prendere un dipinto di Monet, o Picasso – andando a casa sua per vedere i quadri che sta dipingendo ma che ancora non sono finiti, rubarli e poi venderli a persone che sono fan di Picasso”. Non è tutto.

Restano infatti ancora inedite, tra le varie tracce incise, le splendide riletture di This Was My Love (Jim Herbert) e Angel Flying Too Close To The Ground (Willie Nelson), oltre a una sontuosa versione elettrica di Blind Willie McTell: vera perla dimenticata di quelle sessions, quest’ultima versione, ancor più di quella pubblicata su BOOTLEG SERIES, incarna in modo mirabile il testo al quale Bob Dylan affida una riflessione profonda sul passato, rappresentato dal retroterra culturale della tradizione americana, e il presente simboleggiato dalla terra desolata che lo circonda.

Testo a cura di Salvatore Esposito.

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