“L’album è John che fa quel che sa fare meglio!”. Con questa frase, Paul McCartney siglò la più importante recensione per IMAGINE, uscito in tutto il mondo tra settembre e ottobre del 1971.

I due amici erano nel periodo di maggior scazzo, ma quando si entrava in ambito musicale, ego, donne e denaro sbiadivano in secondo piano come la foto di John sulla cover del disco. Un anno e mezzo prima, il 14 aprile 1969, in seguito a un raptus creativo di John, John e Paul s’infilano in sala di registrazione e montano dal nulla quel piccolo capolavoro che è The Ballad Of John & Yoko, in cui Paul suona batteria, basso, pianoforte, maracas e controcanto e John suona tutte le chitarre. Ed erano già scazzati!

I due anni precedenti l’uscita di IMAGINE erano stati difficili, conflittuali e nello stesso tempo geniali, per John e Paul.

Le sessioni della discordia

Dopo la morte di Brian Epstein e il successo dell’album SERGEANT PEPPER, Paul aveva de facto assunto la direzione organizzativa dei Beatles. Fu lui a indicare la strada per fondare la Apple, fu lui a portare diplomaticamente a casa il WHITE ALBUM, durante il quale nacquero i primi screzi e scazzi tra i quattro: Lennon impose la presenza fissa di Yoko durante le sedute di registrazione, raggelandone le relazioni, Ringo stanco di assistere ai loro battibecchi mandò tutti affanculo e li mollò in sala andandosene in vacanza in Sardegna. Il 1969 si apre con il problema di dover rispettare il contratto cinematografico con la United Artists che prevedeva un quarto film. Fu lo stesso Paul a inventarsi l’idea di realizzare un documentario sul gruppo al lavoro in studio su un nuovo album, e l’idea, nella sua semplicità, fu accettata da tutti. Iniziarono così il giovedì 2 gennaio 1969, le session di Let It Be, ai Twickenham Studios, in diretta sotto le macchine da presa di Michael Lindsay-Hogg. Fu proprio durante quel mese di gennaio di sedute quotidiane stressanti e noiose che il rapporto dei quattro si sfaldò definitivamente, come è dettagliatamente raccontato nel bellissimo libro appena uscito di Vincenzo Oliva, Beatles. Let It Be. Il concerto sul tetto e le sessioni della discordia (Tempesta Editore).

La depressione post-Beatles

L’annuncio dello scioglimento era nell’aria… i più informati se lo aspettavano da John o da George, ma fu proprio Paul, che ne aveva preservato l’unità negli ultimi due anni, a crollare di nervi e il 10 aprile 1970 nel comunicato stampa del suo primo album da solista annunciò la fine dei Beatles. John ebbe uno scatto d’ira e, appresa la notizia, cercò Paul al telefono e non trovandolo andò a casa sua e iniziò una sassaiola contro i vetri delle sue finestre… Le dettagliate cronache e ricostruzioni storiche ci raccontano che in realtà i due amici, John e Paul, caddero entrambi in depressione. Paul, irraggiungibile nel suo casale in Scozia, perse l’occasione di fare un disco con Miles Davis e Jimi Hendrix e John si sottopose alla terapia dello psicoanalista Arthur Janov. I loro (sempre geniali) dischi di esordio da solisti MCCARTNEY e PLASTIC ONO BAND sono speculari, entrambi quasi unplugged, ermetici, minimalisti e impulsivi.

Poi arrivo Imagine e fu la Rinascita.

L’articolo completo a cura di Francesco Coniglio è la cover story di Classic Rock n. 73, in edicola e in digitale, disponibile qui.

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