“LA COSA DI CUI VADO PIÙ FIERO È LA CRUDA SEMPLICITÀ DI NEVERMIND”, ha detto Dave Grohl. Ecco la vera storia del disco che ha cambiato le sorti del rock negli anni 90.

“La nostra intenzione era di realizzare qualcosa di così diretto da essere quasi infantile: ritmi semplici e schemi semplici – una composizione molto diretta. La struttura ritmica è ridotta all’osso, il drumming è molto semplice. Secondo me, il fatto che fosse così perfetto per fare headbanging sia stato il motivo per cui la gente lo ascolta ancora oggi”.

Facciamo un passo indietro. Nei primi anni 90, il rock era una roba a base di chiome fluenti e cotonate, saldamente in mano a gente come Bon Jovi, Aerosmith, Poison, Whitesnake, Extreme e Warrant, tutte band che dominavano le classifiche su entrambe le sponde dell’Atlantico. I Guns N’Roses, probabilmente i migliori di quella schiera, pubblicarono i due USE YOUR ILLUSION nello stesso mese di NEVERMIND, in un momento in cui il rock ‘alternativo’ e ‘indie’ faceva a cazzotti con il rock più mainstream e con l’heavy metal. In un contesto del genere, i Nirvana furono molto importanti: benché le loro radici musicali affondassero nel metal anni 70 alla Black Sabbath e Led Zeppelin, la loro attitudine era assolutamente e genuinamente punk-rock, e il loro successo valicò il burrone che fino a quel momento divideva i due mondi, divampando nel mercato mainstream in un modo così violento e improvviso che non solo allora prese il music business di sorpresa, ma che ancora oggi continua ad avere un enorme impatto sulla musica rock.

I Nirvana avevano già realizzato un disco eccellente, BLEACH, registrato per la Sub Pop di Seattle su un registratore a otto piste da Jack Endino. Il gruppo di Cobain si ritrovò in prima linea nel cosiddetto movimento grunge, che comprendeva anche i Soundgarden di Chris Cornell e poco dopo i Pearl Jam di Eddie Vedder, dopo che i veri ispiratori del nome nonché autentici padrini della scena di Seattle, i Mudhoney, si erano presi una pausa per permettere al loro chitarrista Steve Turner di tornare al college. La scena della musica alternativa USA stava diventando un affare da cifre a nove zeri, con i Pixies che volavano alto e i Sonic Youth che s’erano accasati con una major, la Geffen.

E questa concomitanza di eventi fece sì che i Nirvana si trovassero al posto giusto e nel momento giusto per portare l’indie rock alle masse.

Tecnicamente, quando Kurt Cobain vide Dave Grohl suonare all’I-Beam di San Francisco con gli Scream, un gruppo hardcore di Washington DC, i Nirvana erano senza batterista. Diciamo tecnicamente, perché dopo che Chad Channing se n’era andato Dan Peters dei Mudhoney aveva suonato con loro in un concerto e anche registrato un singolo, Sliver. Peters era un batterista potente, con uno stile frenetico e duro che sembrava perfetto per il gruppo. Ma Cobain e il bassista Krist Novoselic rimasero colpiti dall’energia di Dave e lo invitarono a Seattle. L’11 ottobre 1990 il nuovo batterista dei Nirvana si esibì in pubblico per la prima volta col gruppo al North Shore Surf Club di Olympia, Washington. I 300 posti del locale andarono sold out, e la band fece scintille. In un’anticipazione dello stile martellante per cui ben presto sarebbe stato famoso, Grohl a metà del set piantò le bacchette nel rullante, e Cobain sollevò il tamburo rivolto al pubblico in segno di trionfo.

Umilmente, dirà in un’intervista: “Credo avessero bisogno di uno che pestasse più duro di chiunque altro e non suonasse musica da fighette”.

nirvana

Nel frattempo, arrivarono a un accordo con la società di Danny Goldberg, l’addetto stampa dei Led Zeppelin, e subito dopo l’interesse delle major, che culminò nel contratto con la Geffen, la stessa etichetta degli eroi di Cobain, i Sonic Youth. Toccò al produttore Butch Vig il compito di dare forma e registrare i nuovi brani. Nell’aprile del 1990, Vig aveva già registrato i Nirvana per un demo agli Smart Studios di Madison, nel Wisconsin. Alcuni di quei brani, come In Bloom, Lithium e Polly, sarebbero riapparsi su NEVERMIND. A quell’epoca, il giovane produttore si era già creato una formidabile reputazione nel mondo underground grazie ai suoi lavori con Killdozer, Die Kreuzen e Urge Overkill, e la sua prima impressione del gruppo non era stata del tutto positiva. Quel pomeriggio, i Nirvana suonarono per Vig sette nuovi brani: In Bloom, Dive, Lithium, Breed (poi conosciuta come Immodium), Stay Away (inizialmente chiamata Pay To Play), Sappy e un’inquietante canzone acustica intitolata Polly. Il produttore rimase sbalordito da ciò che ascoltò ma passò un anno intero prima che Butch Vig avesse altre notizie dai Nirvana, quando gli chiesero se avesse voglia di produrre il loro nuovo disco, che sarebbe stato pubblicato della nuova etichetta Geffen.

In effetti, più che una richiesta sembrava un ordine, visto che la Geffen aveva già affittato lo studio Sound City e il lavoro doveva iniziare solo cinque giorni dopo. Il produttore chiese al gruppo di prenotare una sala prove a Los Angeles, in modo da poter ascoltare i nuovi brani e pensare agli arrangiamenti prima di trasferirsi al Sound City.

La prima canzone che il gruppo, ora col nuovo batterista Dave Grohl, suonò per lui fu Smells Like Teen Spirit

L’articolo completo, a cura di Paul Brannigan, è su Classic Rock n.71, disponibile qui.

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