L’arrivo di Jimi Hendrix in Grand Bretagna: ecco come lo ricordano le persone che lo hanno incontrato

Il 23 settembre del 1966, Jimi Hendrix, prese in prestito 40 dollari e si imbarcò su un aereo per Londra, era un altro musicista fra i tanti che cercavano di farsi un nome. Non aveva idea del cambio radicale che lo attendeva dietro l’angolo. Aveva con sè un piccolo bagaglio con dentro tutto ciò che possedeva, a prova di quanto fossero stati duri per lui i tempi a New York. Una chitarra elettrica Fender Stratocaster, una piccola borsa di vestiti, alcuni bigodini di plastica e i medicinali per l’acne. Dal primo istante in cui mise piede su suolo inglese si lanciò in un programma frenetico, iniziando ad esibirsi allo Scotch of St’ Janes, un club popolare per i musicisti. Jimi rimase in pianta stabile nella capitale fino a giugno del ’67, a fare e rifare spettacoli e dischi. Tornò negli Stati Uniti come un eroe, l’uomo che aveva affrontato il boom del blues britannico, uscendone vittorioso. Ecco come lo ricordano le persone che lo hanno incontrato.

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Dave Davies ricorda Jimi Hendrix

“Nella vita reale, Hendrix non era affatto come il ragazzo selvaggio che ha interpretato sul palco. Era uno tranquillo, anzi, un ragazzo introverso. Così come era esplosivo sul palco, era molto dolce al di fuori. Ricordo che una volta ero seduto accanto a lui su un aereo diretto a Stoccolma, dopo un po’ mi disse improvvisamente: “Sai, il riff di chitarra che hai fatto su You Really Got Me, è stato per me un vero e proprio punto di riferimento” potete immaginare come mi sono sentito. Essere approvato da Hendrix fu davvero importante, e un grandissimo complimento.”

Dave Edmunds ricorda Jimi Hendrix

“Nel 1968 stavo andando abbastanza bene con una band a Cardiff, quindi decisi di cercare la fama a Londra. Mi sono trasferito in un piccolo appartamento angusto lì da qualche parte. I luoghi da visitare allora erano Giovanni’s in Denmark Street, e The Ship, un pub in Wardour Street. Sono andato lì una sera, ed è capitato che Jimi Hendrix stesse suonando lungo la strada. Tutto quel che sapevo di lui era che avevo sentito il suo record di Hey Joe.
Quindi ero al The Ship con un amico di Cardiff, e Jimi entrò con un paio di ragazzi e si mise in piedi accanto a me al bar: abbiamo iniziato a parlare. Ci siamo bevuti una pinta e quello che mi ha colpito è che non avevo mai incontrato nessuno così diverso dalla propria immagine; era affascinante, gentile: un bel gentiluomo. E quella prima impressione è rimasta.”

Jack Bruce ricorda Jimi Hendrix

“Ci stavamo facendo una pinta pre-concerto in un pub dall’altra parte della strada quando arrivò questo ragazzo che si rivelò poi essere Jimi Hendrix. Avevamo già sentito parlare di lui. Venne da me e disse: “Ciao, mi piacerebbe sedermi con la tua band” dissi che per me andava bene, ma dovevano essere chiaramente d’accordo anche Eric e Ginger. Erano tutti d’accordo, così salì sul palco e si inserì nell’amplificatore del mio basso, e per quanto posso ricordare, restammo tutti senza fiato.”

Mick Fleetwood ricorda Jimi Hendrix

“Jimi in realtà venne ad una delle prime prove dei Fleetwood Mac a Londra, perché sono sicuro che avesse sentito parlare di Peter Green. Venne con il produttore Mike Vernon al piccolo club in cui stavamo provando e ricordo che era molto timido, un po’ come Brian Jones. Timido e poi improvvisamente tutto il contrario, che poi è spesso il modo di essere delle persone timide. C’era questo ragazzo che non faceva che dire “sì signore, no signore” e una volta sul palco lo vedevi mangiarsi un pezzo di amplificatore Marshall…”

Marianne Faithful ricorda Jimi Hendrix

“Sono andata a vederlo al suo primo show in un club di Londra, chiamato The Bad O’Nailsa, io ero l’unica a parte Chas, il direttore di Hendrix. Ovviamente mi vide lì e fece tutto quello spettacolo per me. E’ stato magico. L’ho incontrato alcune volte ed è sempre venuto da me in modo molto spudorato, non ho mai potuto fare nulla, ero con Mick, ma ammetto che mi sarebbe piaciuto. In realtà, francamente, se non fossi stata con Mick, sarei andata via con lui. Jimi è il mio più grande rimpianto.

Ronnie Wood ricorda Jimi Hendrix

“Abbiamo condiviso una casa a Holland Park (la casa di Pat Harnold). Di solito suonavamo in acustico, prima di uno spettacolo mi disse che non gli piaceva la sua voce. Io gli risposi di non preoccuparsi, che era la chitarra ad occuparsi di tutto. Era un uomo davvero molto dolce. Lo ricordo ancora passeggiare nella notte in cui è morto. Aveva il braccio intorno a una ragazza, e gli gridai: “Oi, Jimi, buonanotte!”. Ero in lacrime quando venni a sapere cos’era successo. Non ci potevo credere.”

Fonte: http://teamrock.com/classic-rock

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