I londinesi Thumpermonkey tornano dopo sei anni con il loro album migliore, nonché un potenziale classico del prog rock contemporaneo.

Michael Woodman, anima del gruppo, ci racconta un po’ di storie…
Non è sempre detto che a essere famosi si ha più probabilità di avere fan eccentrici. Ad esempio il settimo lavoro dei Thumpermonkey, non certo campioni di celebrità, si ispira a una strana email, ricevuta nel 2012 da Woodman dopo l’uscita di SLEEP FURIOUSLY. Era stata inviata da un fan di nome Max, ovviamente a lui sconosciuto. Senza mai essersi incontrati, questo tizio avvertiva una particolare affinità con Michael, tanto da sentire il bisogno di rivelargli l’imminente apocalisse. Inizialmente l’artista non diede peso al messaggio, ma il pensiero riaffiorò in seguito portandosi dietro molte domande su chi potesse essere il misterioso interlocutore, che non si fece più vivo. Come una valanga aumenta con il proprio incedere, questo tarlo maturò nella sua mente, così l’ammonimento di uno sconosciuto sulla fine di tutto è diventato il soggetto di MAKE ME YOUNG, ETC. (edito il 26 ottobre 2018), ispirandosi più precisamente alla domanda: “Se sapessi che domani il mondo finisse, saresti in grado di liberarti di tutti i tuoi rimpianti e vivere l’ultimo giorno in modo differente?”.

Meditando il ritorno
A parte l’intermissione dell’Ep ELECTRICITY, uscito nell’ottobre 2016, era da sei anni che i Thumpermonkey non pubblicavano un album, ma nel frattempo non hanno mai smesso di lavorarci. Spiega Woodman: “Considerando che molte delle canzoni sono state scritte all’epoca di SLEEP FURIOUSLY, sembra che ci abbiamo messo tanto tempo a completare il disco. Il processo di scrittura nei Thumpermonkey è molto democratico, per questo motivo tendiamo a buttar via più canzoni e idee di quelle che teniamo, un processo che richiede sempre molto tempo. Una volta scritte, abbiamo opinioni abbastanza particolari su come le vogliamo registrare, il che può rallentare le cose in base al nostro budget. Una volta che abbiamo superato questa fase, ci siamo dedicati con molta attenzione anche al modo di realizzarle ed è per questo che ci siamo affidati all’etichetta Rockosmos di Sel Belamir (leader degli Amplifier). ELECTRICITY è nato perché Sel ci teneva ad avere velocemente un prodotto che potesse consolidare l’identità dell’etichetta, pensava che così potesse creare un pubblico che fosse pronto per MAKE ME YOUNG, ETC. Questo ha fatto slittare la sua uscita, ma è stata la cosa giusta da fare perché ci ha aiutato nell’ottenere l’attenzione di nuovi fan.

Tutto sommato l’argomento apocalittico si sposa bene con le tematiche mitologiche azteche da lui trattate in passato, emerse anche nell’Ep: “All’università collaborai alla sceneggiatura su Hernán Cortés. pesantemente influenzata da The Conquest of Mexicodi Hugh Thomas. Ci sono alcune cose sul modo in cui le civiltà mesoamericane concettualizzano la morte e il tempo che mi sono rimaste sempre impresse. E di conseguenza sono finite nelle canzoni dei Thumpermonkey. Tzizimime si riferisce a molte di queste cose, e Woadscrivened è letteralmente una canzone sul sacrificio umano azteco”.

Stilisticamente quest’ultima può rappresentare un ipotetico ponte con MAKE ME YOUNG, ETC. che in definitiva è un oggetto completamente differente rispetto al suo predecessore: tanto era basato su chitarre elettriche abrasive e metalliche SLEEP FURIOUSLY, mostrando il lato più post hardcore del gruppo, tanto è immerso in un prog intimo e “piano-centrico” il nuovo lavoro. Tutto questo nonostante molto del materiale sia stato scritto in quel periodo.

Non parliamo quindi propriamente di evoluzione o maturità, ma di un vero e proprio naturale proseguimento del discorso che svela altri aspetti della musica del gruppo, poiché chi lo conosce sa che non è solito ripetersi, rimanendo ben riconoscibile nella propria contorta estetica progressive: “Anche se molti contenuti esistevano mentre stavamo incidendo SLEEP FURIOUSLY non è stato esattamente deciso che volessimo registrare un album più orchestrato, basato sulle tastiere. In realtà ci siamo resi conto che avevamo parte del materiale che non si adattava perfettamente al disco, quindi abbiamo semplicemente raggruppato queste tracce insieme e le abbiamo posticipate per lavorarci ulteriormente. Canzoni come Deckchair For Your Ghost, scritte relativamente di recente, sono state una risposta diretta al materiale più vecchio destinato a MAKE ME YOUNG, ETC.

L’articolo completo, a cura di Lorenzo Barbagli, è su PROG Italia n. 22, in edicola e in digitale, disponibile qui.

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