Questa edizione rappresenta un Festival di rottura? Scopriamo i 5 motivi per cui è effettivamente cosi.

1) L’eterogeneità dei generi musicali presenti
A prescindere dalle polemiche che si sono scatenate sul presunto conflitto d’interessi del direttore artistico Baglioni riguardante l’etichetta discografica Sony, un dato è sicuramente insindacabile: quest’anno a Sanremo convivono tantissime sfaccettature della canzone italiana.

Dal pop (quello classico, a cui i telespettatori di questa manifestazione sono abituati, rappresentato dai ragazzi usciti dai talent show), al cantautorato, al rap, al rock… passando attraverso la canzone neomelodica napoletana (Nino D’Angelo): un mix inedito sino ad oggi.

2) Molti “big” comunque sono sconosciuti al grande pubblico
Moltissimi “big”, artisti o gruppi già rodati e con alle spalle una carriera, sono sconosciuti al grande pubblico televisivo e sono rappresentati da etichette discografiche di nicchia e indipendenti.

Qualche esempio? Certamente Motta, il cantante indie-pop (prodotto dall’etichetta Sugar), ma anche i The Zen Circus, la storica rock-band (Woodworm Label). L’elenco continua sicuramente con Mahmood, vincitore tra i “giovani” e che partecipa alla gara assieme ai “big”, gli Ex-Otago, la band indie-pop che ha calcato fino ad oggi palcoscenici meno in vista dell’Ariston e il rapper Ghemon.

Tutti artisti che le “famiglie”, target principale di Sanremo, sicuramente hanno conosciuto per la prima volta durante la settimana del Festival 2019.

3) Più potere al voto dei giornalisti
Quest’anno viene dato più valore al voto dei giornalisti che sono accreditati alla sala stampa dell’Ariston: vale il 30% sul totale, e va ad unirsi al voto del pubblico da casa, alla giuria demoscopica (che vota nelle prime tre serate) e alla giuria degli esperti (che vota le ultime due serate).

4) L’eliminazione della categoria giovani: big e esordienti concorrono allo stesso livello
Quest’anno i giovani hanno preventivamente concorso tra loro e i due vincitori (Mahmood e Einar) concorrono a loro volta in gara coi big. Vedere perciò artisti “consumati” del calibro di Patty Pravo gareggiare accanto a dei giovanissimi come loro fa sicuramente un certo effetto ma, se vogliamo, restituisce un’equità alla gara, quella del “vinca la canzone migliore, a prescindere”, che forse in anni passati era mancata.

5) Alla conduzione del Festival 3 non-conduttori
Nessun conduttore di professione in questo Festival: Claudio Baglioni (cantante), Claudio Bisio e Virginia Raffaele (comici) si trovano a portare avanti l’evento televisivo più seguito di sempre. Certamente una particolarità di questo Sanremo 2019.

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