Grazie al debutto con una major dopo anni di dura gavetta e fedeltà alla loro visione musicale rétro, è finalmente arrivato il momento dei Rival Sons?

Il momento in cui i Rival Sons si resero conto che sarebbe stata dura – molto dura – arrivò all’inizio della loro carriera. Scott Holiday non ricorda precisamente il quando, ma sul dove non ha dubbi: “L’adorabile città di Cleveland, in Ohio”, dice il chitarrista senza lasciar trasparire alcun rancore.

I Rival Sons erano riusciti a trovare un posto adatto a un paio di migliaia di spettatori, ma il loro ancora scarso seguito negli USA e il forfait all’ultimo istante di un gruppo di supporto fecero sì che i biglietti staccati alla fine furono a malapena qualche decina. Il gruppo aveva già trascorso alcuni mesi girovagando in un furgone scassato e vivendo al di sotto della soglia di sopravvivenza, ma convinto di stare facendo la cosa giusta. Ma quella serata fu un calcio nei coglioni bello forte. “Dovemmo prendere coscienza di ciò che era successo”, ci dice Holiday. “Ne parlammo a lungo: ‘Perché lo stiamo facendo? È questo che vogliamo davvero?’. Poi andammo sul palco e suonammo. E fu eccezionale. La gente si rotolava per terra. Erano partiti. Completamente fuori di testa. Demmo tutto quello che avevamo. Fu come [con un’espressione beata] ‘Oh, cazzooooo!”. A quel punto, il gruppo sapeva cosa gli avrebbe riservato il futuro.

“Accadde qualcosa, quella sera. Fu una catarsi. Riaffermò la ragione per cui lo facevamo. Credevamo tutti nel gruppo, anche più di prima, e nella nostra missione: suonare rock’n’roll”. Molti anni dopo, i Rival Sons sono rimasti fedeli a questa missione, dediti fin quasi al fanatismo al potere e alla sincerità della loro musica. Questa coerenza alla fine ha pagato: il loro nuovo disco, FERAL ROOTS, è al tempo stesso il più sincero, intimo e personale – il tipo di disco che un gruppo con dieci anni di carriera alla spalle non dovrebbe fare. C’è un altro motivo per il quale è così significativo. Dopo quasi dieci anni passati con l’etichetta indipendente inglese Earache, FERAL ROOTS segna il debutto dei Rival Sons per una major, visto che l’anno scorso il gruppo si è accasato con l’Atlantic.

Il disco formalmente esce per la Low Country Sound, l’etichetta del loro produttore storico Dave Cobb, ma i soldi ce li ha messi l’etichetta che ha lanciato i Led Zeppelin. È un percorso contrario a quello major-indie tipico di molti altri gruppi nelle loro condizioni e con la loro storia. E non è nemmeno dovuto al successo esplosivo dei Greta Van Fleet e al loro attingere a un flusso di rock’n’roll che Holiday e i suoi compagni avevano già scoperto anni fa. Il punto è che sembra che il mondo finalmente inizi ad accorgersi dei Rival Sons. E loro lo sanno. “Sta per arrivare un maremoto”, ci dice il cantante Jay Buchanan. “Erano due anni circa che la gente prevedeva un ritorno di questo tipo. Le cose vanno per cicli, ed era naturale che accadesse. E lo vedo accadere adesso. E sento che ne facciamo parte”.

L’articolo completo, a cura di Dave Everley, è su Classic Rock n.75, in edicola e in digitale, disponibile qui.

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