Il reportage del concerto dello storico gruppo inglese tenutosi a Roncade (TV) il 31 gennaio

Di Matteo Trevisini

Ci sono delle sicurezze nella vita di un rocker che non cambiano mai e poi mai: passano i decenni, le mode e le ere geologiche, e alcune band rimangono tali e quali: delle icone che pubblicano dischi e macinano migliaia di chilometri all’anno incuranti di tutto. Gli Uriah Heep fanno parte di questa categoria; entrati di diritto nel sacro “big four” dell’hard rock inglese (naturalmente gli altri tre sono i Led Zeppelin, i Black Sabbath e i Deep Purple!!!) sono per l’ennesima volta in giro per l’Europa per promuovere il nuovo disco Living The Dream uscito per l’italiana Frontiers. La dimostrazione pratica gli Huriah Heep la danno anche questa sera in un New Age pieno come un uovo; lo storico locale veneto dispensa l’intero corollario di “fan”, dagli adolescenti curiosi ai “matusa” testimoni dei loro mitici tour italiani nei primi anni ‘70. Naturalmente è il pubblico “senior” con molti capelli bianchi (maforse è più veritiero scrivere “con pochi capelli bianchi”!) che va in visibilio quando i cinque arrivano sul palco, e il New Age è già una sauna!

Lo show è inaugurato da “Grazed by Heaven” tratta dall’ultimo disco, e il cantante Bernie Shaw si dimostra ancora una volta animale da palco fin dalle prime note, tenendo botta con la voce per tutto il set e regalando una prova di grande impatto, mentre Mick Box sorride serafico salutando le prime file.

La vecchia “Return to Fantasy” alternata alla nuova “Living the Dream”, il vecchio e roccioso classico “Too Scared to Run” ed il nuovo bellissimo singolo “Take Away My Soul”: c’è poco da fare, la classe non è acqua! Gli Heep pigiano ancora sull’acceleratore con la nuova e incalzante “Knocking at My Door”, dove la chitarra di Mick Box è nuovamente grande protagonista. A 70 anni, il leader e fondatore se la ride dietro i suoi baffoni d’ordinanza ormai candidi (chissà se ai tempi di Salisbury avrebbe mai immaginato che più di quarant’anni dopo, la band sarebbe stata cosi viva e frizzante sopra un palcoscenico?). Arriva il primo classico degli anni d’oro con “Rainbow Demon” ed il pubblico la canta in coro insieme a Bernie che fa il piacione da navigata rockstar. Segue “Waters Flowin'”, e ancora un estratto dall’ultimo album con la lunga “Rocks in the Road”, a metà fra hard rock e sfumature prog ma senza che la lunghezza annoi i presenti, grazie anche all’eccelso lavoro di Phil Lanzon ai tasti d’avorio. Il merito va anche alla sezione ritmica “giovane” degli Heep che producono un “wall of sound” impressionante: il batterista Russell Gilbrook ed il bassista Dave Rimmer sono il tappeto perfetto per donare una seconda giovinezza (forse anche terza !) ai brani degli Heep.

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Arriva il momento dove la band lascia spazio a tutti i vecchi cavalli di battaglia (doverosi quando si ha una discografia come quella degli Heep! ): parte l’organo di “Gypsy”, uno dei brani più noti e stasera particolarmente focoso: ”… was only seventeen I fell in love with a gypsy queen…she told me: “Hold on !!!”, seguito dal classico “Look at Yourself”. A questo punto, in prossimità dell’imminente rush finale, Box imbraccia la sua chitarra acustica ed ai presenti non è difficile intuire che è arrivato il momento di “July Morning”, uno dei loro pezzi più famosi e conosciuti di sempre, cantata a squarciagola da tutti, insieme a Bernie. La magistrale “Lady In Black” ci provoca più di qualche brivido, con il pubblico che continua a cantarla mentre la band lo saluta prima della consueta pausa prima dei bis (la canzone è stata coverizzata anche da Caterina Caselli nel 1972 con il titolo “L’uomo del paradiso”: se non mi credete cercatela!).

La band torna sul palco per la doverosa “Sunrise” e l’inno immancabile, nonché una delle canzoni più coverizzate di sempre, “Easy Livin'” con la platea, a questo punto, presa dall’esaltazione più totale: tanto di cappello!!! Il pubblico è visibilmente provato e sudato dopo un’ora e tre quarti di hard rock e divertimento senza tempo, ingredienti fondamentali per una band che va avanti come un treno a dispetto delle mode e dei tempi che cambiano.

Che dire? Gli Heep sono fatti così, ce l’hanno nel DNA: dove arrivano, lo spettacolo è assicurato.

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