Un formato che rivoluzionò il mercato del disco

Il microsolco Columbia era apparso solo l’anno precedente, nel 1948, ed aveva rappresentato già una rivoluzione, sostituendo i “vecchi” 78 giri con i 33 1/3, un nuovo formato certo più maneggevole e collezionabile, che incontrò immediatamente i favori dell’industria musicale e degli artisti, soprattutto, che intuirono immediatamente i benefici del potersi fare conoscere non più con due brani alla volta, ma con 8 o 10, come il nuovo standard consentiva.

Peccato però che la grande casa di produzione americana non pensasse immediatamente di registrare il proprio prodotto d’ingegno e la nuova tecnologia che ne aveva permesso la costruzione: talvolta è dai piccoli particolari che si fa la storia. E la storia del 45 giri nasce proprio dallo sfruttamento commerciale dell’invenzione da parte della concorrente RCA Victor, che nel marzo del 1949 mette in commercio i primi prodotti, destabilizzando discografici, utenti e rivenditori in un colpo solo.

Certo i primi titoli della Radio Corporation of America, che vanno dalla musica classica a quella per bambini, attraverso la musica country e il boogie di Arthur “Big Boy” Crudup, o la canzone yiddish, “A Klein Melamedl”  difficilmente avrebbero fatto presagire il travolgente successo degli anni a venire, ma certo non si può ignorare come l’immissione sul mercato di questo manufatto colorato (sì, già dai primi esemplari!) fosse un’intuizione ben più che folgorante.

In Italia era considerato un prodotto di élite

E in Italia? All’inizio della sua commercializzazione, intorno ai primi anni della decade del ’50, il 45 giri essendo ascoltabile solo su apparecchi RCA era considerato un prodotto d’élite, e solo poche etichette come la Cetra (non ancora Fonit-Cetra), la Durium e la Pathé Marconi lo producevano, mettendo sul mercato le registrazioni di artisti come Renato Carosone e avendo come concorrente un già cospicuo catalogo RCA italiano, con, ovviamente, musica d’importazione.

La rivoluzione che consentì il propagarsi del formato almeno in Italia si lega all’invenzione del “mangiadischi” portatile e al simbolo di libertà che comportò il possederne uno, a costi accessibili, visto che tante aziende ne iniziarono la produzione di vari modelli, alcuni con anche la possibilità di ascoltare i programmi radiofonici.

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