Un breve estratto dell’articolo di Paolo Carnelli comparso su Prog 23, in edicola. 

L’organo Hammond, il Festival dell’isola di Wight, il mito di Keith Emerson e l’agognato Minimoog: la parabola artistica di Tony Pagliuca, tastierista storico de Le Orme, è contrassegnata dalla ricerca dello strumento giusto per concretizzare le proprie idee musicali. Fino a tornare, quasi, al punto di partenza.

Il viaggio in furgone verso Verona è l’occasione per parlare di musica e ricordare come tutto ebbe inizio. Come tanti altri tastieristi cresciuti negli anni 60, anche per Tony il primo strumento è stato la fisarmonica: non proprio l’ideale per un gruppo rock. “Tuttavia, una volta decisi di partecipare lo stesso a un concorso a Mestre improvvisandomi organista. Riuscii a farmi prestare un organo Farfisa da una buon’anima che ci aiutò: salii sul palco e per la prima volta lo suonai. Arrivammo secondi, e da lì cominciai a suonare l’or- gano. Con i soldi ottenuti dal successo della canzone Senti l’estate che torna, a forza di cambiali e debiti, acquistai un organo Hammond con rispettivo altoparlante Leslie, ma tutto rigorosamente usato, perché all’epoca, in Italia, un organo Hammond costava quanto un appartamento”.

Ma l’Hammond era solo il primo passo verso la libertà artistica: “Dopo il suono dell’organo Hammond, infatti, le nostre orecchie non avevano più sentito niente di particolarmente attraente. Certo, erano stati fatti parecchi progressi nel trattamento del suono, grazie all’uso di wha-wha, tremolo, distorsore e via dicendo. Spesso i musicisti più esigenti usavano questi “effetti” cercando di raggiungere ognuno un suono personale. Eravamo tutti molto attratti dal nuovo mondo dei suoni e in particolare da quello sintetico; un suono che non voleva essere solo imitazione degli altri strumenti tradizionali né tanto meno riproduttore di suoni che si trovavano nella natura: c’era l’interesse di sentire un suono completamente diverso”.

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Ancora oggi nei suoi concerti Tony Pagliuca suona Hammond e Minimoog posizionandoli uno sopra all’altro. Ma è indubbio che le sue energie creative siano indirizzate al pianoforte, come testimonia il bellissimo album per piano solo APRES MIDI del 2010. “Pubblicare un album per solo pianoforte per me è stato un traguardo raggiunto, un sogno che si è finalmente realizzato: non avevo mai suonato uno Steinway in precedenza. Il mio primo pianoforte è stato un giocattolo che mi fu portato come regalo dalla Befana: aveva solo i tasti bianchi, quelli neri erano dipinti. Non ho avuto la possibilità di frequentare il conservatorio e così per me il pianoforte è rimasto a lungo solo un gioco”.

L’articolo integrale su Prog 23 che si può acquistare qui.

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