Il documentario del regista Tom Jones è stato a un passo dal flop

Tom Jones aveva chiesto a Bruce Springsteen, tramite i suoi rappresentanti, di apparire nel suo documentario “Asbury Park: Riot, Redemption, Rock ’N Roll“, ma questi ne avevano negato in un primo momento la presenza, rischiando di far fallire l’intero progetto.

È questo il dietro le quinte di quello che si è rivelato successivamente essere un successo. Il docufilm che narra gli esordi iniziali di Springsteen, Steven Van Zandt, David Sancious e Southside Johnny Lyon e i primi concerti al famoso club Upstage dove cominciarono le loro carriere poteva rimanere “the world’s most expensive home movie” (“il filmato amatoriale più caro del mondo”), come ha dichiarato di recente lo stesso regista al blog Wenn.

Due anni fa il materiale – ben 76 interviste preparate e tantissimi filmati inediti – era sepolto in un cassetto. Tuttavia, venne chiesto al regista di mostrare qualche clip del materiale girato al festival cinematografico organizzato proprio all’Asbury Park: la sorpresa inaspettata fu la presenza del boss alla prima, con successiva chiamata telefonica in cui, oltre a mostrare il proprio gradimento per il lavoro svolto, chiese di potervi partecipare.

Il finale della vicenda, per buona sorte di tutti i fan, è sotto gli occhi di tutti: il docufilm ha avuto una prima mondiale all’Asbury Park Music & Film Festival il 28 aprile;   è uscito al cinema il 22 maggio ed anche gli spettatori italiani ne possono godere proprio in questi giorni, con una programmazione su tutte le più grandi sale italiane col titolo di “Asbury Park: Lotta, Redenzione, Rock and Roll”.

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