Janis Joplin è stata una ragazza in fuga dalla propria casa, in bilico fra fragilità e sfrontatezza, alla continua ricerca della propria arte…

Nel 1970, Janis Joplin tornò a casa, a Port Arthur, in Texas. Quella sarebbe stata il decimo incontro insieme agli ex compagni delle scuole superiori, e lei avrebbe partecipato solo per “Vedere tutti quei ragazzi lavorare ancora nelle stazioni di benzina, oppure a condurre camion della nettezza urbana, mentre io faccio cinquantamila dollari a notte.” Così, con questi presupposti e una certa dose di strafottenza, Janis si sarebbe ripresentata in città.

Alcuni di quegli stessi ragazzi, l’avevano bullizzata. L’avevano chiamata “Maiale bizzarro“, le avevano lanciato contro dei penny, e presa in giro per il peso, l’acne o la sua chiarezza in ambito di diritti civili. Molti di questi, non avevano mai lasciato Port Arthur, così, in quei dieci anni di assenza non cambiarono molte cose, se non per il fatto che Janis divenne una rock star. Un’icona indipendente, una donna ricca, pronta a tornare per pregustarsi una rivincita e una piccola vendetta personale, così come la speranza di essere finalmente accettata. Tornò in città vestita da hippy, con piume colorate fra i capelli e un’infinità di braccialetti ai polsi.

Foto via: teamrock.com

Janis Joplin: la libertà di essere diversi, in una città senza pietà

Port Arthur era una città senza pietà, fondata a fine ‘800 solo come fermata della ferrovia, con gli anni divenne una delle nuove mecche del petrolio in Texas. Janis e i suoi fratelli minori, Laura e Michael, furono incoraggiati e spinti verso l’arte e la musica dai genitori, con il chiaro permesso di essere diversi da quella massa di persone così omologate fra loro. “Papà stava cercando di trasmetterci l’emozione della musica. Così siamo cresciuti credendo che la musica non fosse grave.” disse una volta.

Alle scuole medie, Janis dipingeva, scriveva canzoni e suonava la chitarra. Indossava magliette, jeans aderenti e mocassini senza calzini. Era la classica personalità artistica, indipendente e brillante, aveva idee chiare e concise, molte delle quali non sarebbero state accettate facilmente dalla gente di Port Arthur. “C’era un gruppo di ragazzi molto conservatori e un capitolo attivo del Ku Klux Klan, così quando Janis era al liceo, parlando di integrazione razziale durante una discussioni di studi sociali, divenne un obiettivo” ha raccontato Laura. A questo situazione, si aggiunse l’aggravante “ribelle” di Janis e il suo fuggire fuori città ogni sabato sera, per fumare erba e frequentare nightclub insieme ad un gruppo di ragazzi.

Nel ’63, sfuggì finalmente al Texas, finendo a casa di un amica in California. “Era una ragazza impegnativa. Ma era in un periodo in cui era alla ricerca di qualcosa“, ricorda Laura. A San Francisco, Janis si unì alla scena popolare locale, cantando di fronte ad un pubblico in un caffè. Viveva gratuitamente nel seminterrato di una casa appartenuta ad una coppia, andava al piano di sopra una volta a settimana, cantava una canzone, e quello sarebbe stato il suo affitto. La sua voce, così straordinaria, aveva effetti quasi magici su coloro che la ascoltavano, e quando non cantava, studiava i record di Billie Holiday. Il denaro non era mai abbastanza, così, di prima mattina si accaparrava qualche cassa di frutta danneggiata. Quando non funzionava, si nascondeva. Dipingeva, scriveva poesia. Incontrò persino Bob Dylan e gli disse di amarlo, ed entrambi dissero che un giorno sarebbe stati famosi.

Si fece di un sacco di droghe, e alcol. Chet Helms ha ricordato: “Janis sentiva di dover pagare la sua quota per cantare blues. Come se in qualche modo non avesse sofferto abbastanza. Molto prima che gli acidi diventassero hippy, tutti si facevano di Methedrine. Era considerato un antidoto inoffensivo per la depressione, per l’affaticamento e i problemi di peso. Inoltre, era parte del processo artistico. La disponibilità alle droghe e ai farmaci, rese Janis particolarmente suscettibile anche all’eroina.

Quando Janis Joplin provò a guarire la propria anima e tornare a casa

Nel maggio del ’65, una Janis emaciata ed esausta tornò a Port Arthur. “Uscì dal taxi con una serie di scatole, vestiti imbottiti e scatole di scarpe che cadevano a terra.” ha ricordato Laura. “Era così piccola e magra. Tutto sommato eravamo felici di vederla. La portai a comprare dei vestiti nuovi, finchè riacquistò un po’ di peso. Penso che si stesse davvero impegnando a tornare coi piedi per terra. Quello sarebbe stato un periodo positivo della sua vita.
Certo, positivo ma scoraggiante. L’idea di Janis di andare dritta e vivere di aspettative, si sarebbe ben presto trasformata in una gabbia. Si iscrisse momentaneamente al college, per conseguire un diploma di insegnamento, e giurò di stare lontana da alcol e droghe. Ricominciò anche ad uscire con Peter De Blanc, anche lui impegnato a ripulirsi a New York. Così Janis, all’improvviso, si ritrovò a fare una trapunta per il suo matrimonio e la lista nozze.

Foto via: iconicauctions.com

In una lettera che scrisse a Blanc quella stessa estate, Janis disse: “Ho la tua foto sulla scrivania dove faccio i compiti, e tutti in famiglia ti hanno visto almeno tre volte. Dicono tutti che sei bello e io ti amo davvero. Tutto quel che facevo era selvaggio, bere costantemente, andare a letto con la gente, cantare. Voglio essere felice cazzo.

Mia sorella non aveva trovato il suo posto. Aveva ancora un desiderio troppo forte di musica. Vedeva un terapeuta che cercò di convincerla che musica e droga non fossero compagne, ma che fosse possibile fare l’una senza l’altra, ma questa non era un opzione percorribile per Janis.” disse Laura.

Lentamente, iniziò a sentire Blanc meno frequentemente, e un giorno quando gli telefonò risposte un’altra donna. Janis scoprì che il suo fidanzato, non solo era impegnato, ma aveva un figlio. Fu in quel momento che la situazione la travolse come una valanga.Janis, una volta rotto l’impegno, volle prendersi una pausa fra i semestri del college. Così tornò in California. L’ha amata, e non è mai più tornata.“.

 

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