Per qualcuno i Pink Floyd più autentici sono quelli di Syd Barrett, per altri quelli sperimentali e innovativi o ancora quelli più rigidi: abbiamo cercato di fare chiarezza, affidandoci a Youtube

Per molti, i Pink Floyd più autentici sono solo quelli con Syd Barrett. Per altri, quelli sperimentali e innovativi di ATOM HEART MOTHER e MEDDLE. E poi c’è chi ritiene THE WALL il canto del cigno dei veri Pink Floyd, il monumentale sigillo di una carriera epocale. Noi di «Classic Rock» abbiamo pensato di tracciare un itinerario che parte dalle prime esibizioni live e arriva fino a THE WALL, e lo abbiamo fatto affidandoci a YouTube, immensa videoteca a disposizione di tutti che nasconde perle di grande musica a volte difficili da individuare al primo tentativo…

Soprattutto nella prima parte della loro carriera, l’elemento live non era inteso solo come la riproposizione dei brani scritti e codificati in studio. I live set erano un continuo work in progress dove il gruppo costruiva e smontava progetti sonori che poi avrebbero trovato l’espressione definitiva su disco. Questo soprattutto fino a THE DARK SIDE OF THE MOON, che segnò uno spartiacque nella storia dei Floyd e nelle dinamiche del gruppo. Dopo quel disco, il clima cambiò e progressivamente l’attività live andò a perdere quella predilezione per l’improvvisazione e quella differenza rispetto ai dischi. Il monumentale successo di THE DARK SIDE e dei dischi successivi videro i Floyd quasi obbligati a dare al pubblico quello che voleva, ossia gli stessi pezzi e gli stessi suoni fissati sui master, che venivano ascoltati e assorbiti con una dedizione quasi religiosa: l’assolo di Time, l’arpeggio acustico di Wish You Were Here, la ritmica di Run Like Hell dovevano essere quelli, perché i fan li avevano assorbiti a tal punto, non solo come suoni ma come esperienza sensoriale e mentale, che l’esperienza live necessariamente doveva riprodurre ciò che il fan provava e ascoltava suonando il disco e ascoltandolo da solo nella sua cameretta. Da esperienze di sperimentazione libera e imprevedibile, i concerti dei Pink Floyd si erano dunque evoluti in rituali rigidamente codificati, nei quali il pubblico si immergeva nell’esperienza della riproposizione più perfetta possibile del suono del disco.

Come fare per orientarsi su Youtube e comprendere la chiave di lettura dei Pink Floyd, in un mondo potenzialmente sconfinato?

È interessante e utile seguire l’evoluzione dell’aspetto live, sia dal punto vista video che audio, dei Floyd dal 1967 in poi, e ovviamente lo strumento principale per  questo percorso non può che essere YouTube, grazie alle migliaia di video che nel corso degli anni i fan dei Floyd hanno condiviso. Ovviamente, in presenza di una mole tale di informazioni, è necessaria una chiave – o molte chiavi – di lettura per orientarsi. Diciamo subito che il mondo YouTube dei Floyd è sconfinato: esistono video e filmati di ogni tipo e durata. Circolano poi centinaia di concerti fruibili solo come bootleg, ossia video il cui l’audio è quello del concerto, ma il video consiste nella copertina del bootleg stesso, o in un montaggio di foto d’epoca. Il numero di bootleg caricati su YouTube e fruibili in questo modo è sicuramente maggiore di quello dei concerti veri e propri, e ciò permette a chi voglia seguire il percorso dei Floyd di fare scoperte interessanti. Come è noto, brani famosi come Atom Heart Mother, o interi dischi come DARK SIDE OF THE MOON, hanno seguito un articolato percorso di elaborazione e perfezionamento dal vivo, prima di giungere alla versione definitiva. Un esempio per tutti: l’esibizione dei Floyd al Festival di Bath nel 1970, dove fu eseguito The Amazing Pudding.

Altri doverosi chiarimenti: la qualità video dei filmati degli anni 60 e 70 è spesso scarsa per i canoni odierni, perché ricavati da registrazioni amatoriali. Se è vero che è facile intervenire con programmi di editing audio per restaurare e migliorare il sonoro anche di file relativi a eventi lontani nel tempo, fare lo stesso per la parte video richiede macchinari, tempi e budget che spesso chi carica i video su YouTube solo per passione non può permettersi. Ecco perché spesso a un audio buono si accompagnano immagini non all’altezza. Diverso è il caso delle registrazioni da programmi televisivi, come ad esempio quella da St. Tropez della tv francese, o dei filmati promozionali, come quello del 1967 per l’evento Tonite Let’s All Make Love in London. E ancora, il ciclo vitale dei file su YouTube è imprevedibile: video che erano disponibili fino a ieri, d’improvviso vengono rimossi e non si trovano più, o non si trovano più in versione completa. È il caso del film Pink Floyd Live At Pompeii, di cui abbiamo trovato una versione con audio di buona qualità, ma suddivisa in 10 parti. Tempo fa, il concerto dei Floyd a Venezia del 15 luglio 1989 era disponibile sia come audio che come video integrale. Adesso, è ascoltabile solo l’audio, illustrato dalla copertina del bootleg corrispondente.

Scopri la nostra lista completa del Pink Floyd YouTube Sound & Vision nel nuovo numero di Classic Rock Italia! In edicola dal 26 gennaio oppure disponibile online cliccando qui.

 

Commenta Via Facebook