Brian May riflette sul biennio 2004-2005, uno degli snodi più importanti nella recente storia dei Queen, e sull’album che diede fama e vita eterna al gruppo.

Intervista: ottobre 2005

Amo tutti i nostri dischi”, ci dice. “Ma A NIGHT AT THE OPERA fa decisamente caso a sé. Non sarà vera e propria perfezione, ma… quasi”.

L’anno passato rimarrà significativo per i restanti membri dei Queen. Tre decadi or sono, il 21 novembre 1975, la EMI pubblicò il loro quarto disco. Registrato in quattro mesi e in sei diversi studi, grazie anche alla presenza di Bohemian Rhapsody (la canzone che sembra sempre arrivare in cima alla lista delle Migliori…) mise il gruppo dove voleva stare: al centro del palcoscenico, sotto il fuoco delle luci della ribalta. Grazie all’idea che prese vita quando Brian May suonò con Paul Rodgers allo Strat Park Concert nel settembre del 2004, i Queen hanno completato il loro primo tour dal 1986, culminato in un grande concerto a Hyde Park. Nessuna delle persone che hanno assistito agli show potrà dimenticare i concerti del 2005 e la formazione rinnovata, nemmeno Brian May.

Lo incontriamo rilassato nella sua casa nel Surrey, e lui non riesce a non sorridere: “È tornata la vecchia follia! Ogni mattina devo darmi un pizzicotto, davvero [ride]. Sembriamo essere di nuovo incredibilmente popolari, senza nemmeno sforzarci troppo”. I fan tra il pubblico di ogni data europea hanno visto quel sorriso, riflesso sul volto del batterista Roger Taylor e di Paul Rodgers, ex cantante dei Bad Company e dei Free. “Sembra di essere tornati ai vecchi tempi”, dice May. “L’idea era partita molto in sordina. Pensavamo che Paul fosse uno con cui poter suonare senza problemi, per cui volevamo fare un paio di serate e vedere se ci potevamo divertire un poco. Poi, di botto, ci siamo ritrovati a Hyde Park davanti a 70.000 persone… una cosa grandiosa. È stato magnifico. Credo che sia perché la gente ha capito che ci stavamo divertendo. Ci piace davvero quello che facciamo, e Paul ha dato un apporto davvero valido, per cui nessuno si è sentito un burattino. Chiunque si fosse ritrovato a cantare per i Queen, si sarebbe sentito sopraffatto, ma Paul ha portato la sua leggenda e il suo incredibile talento”.

«A NIGHT AT THE OPERA fu il momento della verità: se non avessimo avuto successo, saremmo rimasti per sempre in rosso, per cui siamo stati fortunati ad aver realizzato il disco che ci ha cambiato la vita. E lo dico sul serio» BRIAN MAY

Inevitabilmente, molti fan e critici non erano sicuri che Rodgers fosse la scelta più adatta, specialmente perché il suo stile è lontanissimo da quello di Freddie Mercury. Da quel che si è visto, invece, se l’è cavata benissimo. “Perfino dopo aver lavorato con lui in tutta Europa, continua a stupirmi”, dice May. “Quando ho ascoltato per la prima volta le registrazioni del concerti di Sheffield [registrato il 9 maggio e pubblicato col titolo RETURN OF THE CHAMPIONS], ho chiesto al  tecnico del suono se ci avesse lavorato sopra per migliorarle, ma lui mi ha detto di no. Paul ha un acuto naturale incredibile e un modo unico di esprimersi. Trovare uno come lui non capita spesso, e quindi sono felice. Se ascolti tutto quello che ha fatto nel corso del tour europeo, ti accorgi che le sue esecuzioni migliorano via via che s’impadronisce sempre più dei brani. E alla fine, senti che è a suo agio sia cantando I Want It All che All Right Now. Il suo metodo di lavoro è fare suoi i brani in modo organico, progressivamente, senza mai fermarsi, e credo sia un’abilità davvero notevole”.

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