Dopo Londra, la Città Eterna: la retrospettiva sui Pink Floyd Their Mortal Remains ha traslocato dal Victoria & Album Museum al MACRO Museo di Arte Contemporanea di Roma, dove resterà fino al 1° luglio.

E’ la prima sosta di quello che verosimilmente sarà un vero e proprio tour internazionale, sulla scia di altre mostre similari, prima tra tutte la celebrata David Bowie Is dedicata al Duca Bianco. Varato lo scorso 16 gennaio alla presenza di Roger Waters e Nick Mason (nonché di Aubrey “Po” Powell dello studio Hipgnosis), l’allestimento romano non si discosta granché da quello londinese, fatta salva una maggiore enfasi legata al primo approdo dei Floyd in Italia proprio 50 anni fa, quando si esibirono prima al Palaeur e poi al Piper Club (a un quarto d’ora a piedi proprio dal MACRO), oltreché al live a Pompei e allo storico concerto veneziano del 1989.

Their Mortal Remains si conferma una straordinaria esperienza sensoriale, un viaggio audiovisivo (con l’ausilio di cuffie con tecnologia Sennheiser) attraverso tutte le tappe della carriera della band inglese. Si parte dai primordi dell’epoca Syd Barrett – la cui importanza nella storia floydiana avrebbe però meritato maggiore evidenza – passando per i trionfi di THE DARK SIDE OF THE MOON e WISH YOU WERE HERE, fino a giungere agli incubi watersiani di THE WALL e THE FINAL CUT, senza peraltro trascurare gli ultimi anni gestiti da David Gilmour, quelli di A MOMENTARY LAPSE OF REASON, THE DIVISION BELL e del recente THE ENDLESS RIVER. La mostra presenta 350 oggetti, di cui tantissimi mai visti prima, tra foto d’archivio, chitarre, sintetizzatori, schizzi di Barrett, copertine di dischi e parti degli allestimenti scenici, come la celebre divisa nazi indossata da Waters nei primi anni 80 e i gonfiabili usati ai concerti (tra cui il maialino rosa di ANIMALS e la sagoma del minaccioso insegnante ideato da Gerald Scarfe per THE WALL).

Giudizio finale: pur posizionandosi di una spanna al di sotto di David Bowie Is (che resta imbattibile ed è tuttora un modello di riferimento per tutte le mostre di questo tipo), è un’esperienza assolutamente da fare.

Leggi l’articolo completo nel nuovo numero di Classic Rock Italia, in edicola da fine febbraio oppure disponibile sul sito cliccando qui.

Commenta Via Facebook