SPOTIFY: l’iniziativa per una musica non-violenta è stata condotta nel modo sbagliato

Foto via: pixabay.com/it/

La nuova politica di Spotify, volta ad eliminare contenuti violenti e musica appartenente ad artisti accusati di violenza, è stata portata avanti nel modo sbagliato: ad ammetterlo, è lo stesso CEO Daniel Ek

Daniel Ek, CEO del colosso dello streaming Spotify ha dichiarato: “Avremmo potuto fare un lavoro migliore“, riferendosi alla nuova politica anti-violenza promossa dalla piattaforma. Nelle ultime settimane, Spotify ha rimosso dal proprio catalogo diversi brani che avrebbero potuto offendere la morale comune, così come quelli accusati di contenuti “eccessivamente violenti e offensivi“. Non solo, anche alcuni brani di artisti accusati di violenza domestica e abusi.

La nuova politica mirava a promuovere apertura, diversità e tolleranza, “Quando un artista o un autore fa qualcosa di particolarmente dannoso o odioso, come ad esempio essere accusato di violenza, può influire nel modo in cui lavoriamo e quindi nel modo in cui dovremmo sostenere quell’artista“. Per questa ragione, sono stati rimossi i brani di R Kelly, e quella di XXXTentacion. Nonostante questo, il programma non-violento di Spotify non è andato giù proprio a tutti: il rapper Kendrick Lamar, per esempio, ha minacciato il colosso di rimuovere tutto il proprio catalogo musicale nel caso in cui la politica fosse rimasta quella attuale.

Così, gli stessi dipendenti di Spotify hanno espresso qualche perplessità in merito agli impetuosi cambiamenti. Per questo, il CEO Daniel Ek ha deciso di rompere il silenzio e condividere alcuni pensieri con Variety: “Abbiamo sbagliato tutto e avremmo potuto fare un lavoro molto migliore.” e ha continuato “Il nostro obiettivo era assicurarci di non incitare all’odio e alla violenza. Non si trattava di punire un singolo artista. Abbiamo attuato una politica troppo e aperta all’interpretazione“.

Dunque, Spotify ripristinerà il catalogo di XXXTentacion alle sue playlist, tanto per cominciare.

 

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