Rolling Stones: Brian Jones e l’innocenza perduta

Foto via: hoppyx.com/brian-jones-plays/

Testo: Renzo Stefanel

Nel 1969, del genio che aveva fondato i Rolling Stones non restava quasi più nulla. Brian Jones era diventato “una cosa che mettevi in un angolo e lasciavi lì”. A passare le giornate in un vuoto di noia riempito solo da vino e birra, ormai lontanissimo dalla sua band.

Bisogna ricordarlo? Brian Jones, il fondatore della band, l’inventore del marchio della ditta, il purista blues, l’inquieto sperimentatore di nuovi suoni e strumenti inusuali desideroso di piantare altri semi nel giardino Stones, il vagabondo esploratore dei monti dell’Atlante marocchino alla ricerca di magiche musiche perdute, l’autore schiacciato dal diabolico patto Jagger-Richards
Bene, nel 1969 tutto questo non c’era più.
C’era solo la droga. Brian era diventato “una cosa che mettevi in un angolo e lasciavi lì”, come disse Keith Richards. Già tra primavera ed estate 1968, nelle sedute di registrazione di Sympathy For The Devil, immortalate dallo svizzero Jean-Luc Godard nell’omonimo film, ormai ai margini della band e visibilmente a disagio, Brian faticava a capire i pezzi.

Ma almeno contribuì a sette canzoni su dieci di BEGGARS BANQUET. Se a dicembre, nella notte tra l’11 e il 12 in cui agli Intertel TV Studios di Londra si registrava The Rolling Stones Rock and Roll Circus, ancora se la cavava, benché un po’ rigido (ma l’incontentabile Mick fece riregistrare alla band le sei canzoni previste un numero infinito di volte, tra l’una e le quattro di notte), a febbraio 1969 il disastro era compiuto. In LET IT BLEED, infatti, Brian intervenne solo su due brani: all’autoharp su You Got The Silver e alle percussioni su Midnight Rambler. Secondo George Chkiantz, aiuto-ingegnere del suono nel disco (e già al lavoro con Small Faces e Beatles, nonché con Jones a Joujouka), “Mick e Keith non obiettavano quando Brian voleva veramente fare o provare qualcosa. Ci doveva essere una parte di loro che voleva disperatamente ciò che sapevano che Brian era in grado di suonare. E che era disperatamente scoraggiata da quello che invece lui riusciva a fare, e pensava: ‘Che diavolo ci facciamo con questo?’”. Per Jack Nitzsche, arrangiatore dei cori di You Can’t Always Get What You Want e vecchio collaboratore degli Stones, per tacer del resto, Brian “non riusciva letteralmente più a suonare il proprio strumento. Stava solo danneggiando il gruppo, in modo evidente. Una sera, mentre improvvisavano, provò a suonare l’armonica. Era completamente sconvolto e cominciò a perdere sangue dalla bocca”.

Dopo l’ennesima session inconcludente, Jagger perse la pazienza: “Non riesci più a suonare: perché non te ne vai a casa?”. Erano stati i suoi ripetuti abusi a far scappare Anita Pallenberg con Keith Riafghachards: Brian, però, si sentiva tradito dall’amico. Assieme alla persecuzione da parte della polizia inglese per la sua tossicodipendenza, quello era un peso che stava sprofondando Jones in un pozzo senza fondo. E pure la band, bloccata nell’attività live tanto dai problemi di esecuzione di Brian quanto dalla possibilità che il visto per gli USA gli fosse negato a causa dei ripetuti arresti per droga. La sola via d’uscita era andarsene da Londra, dalla pazza folla, dalle tentazioni, dalla droga. Così a novembre 1968 Brian aveva acquistato il suo buen retiro: Cotchford Farm, una casa in mattoni rossi a Hartfield, nell’East Sussex. Alan Alexander Milne, l’autore di Winnie the Pooh, vi si era trasferito nel 1925 e ne aveva trasformato il parco in un tributo ai personaggi della saga, iniziata a comporre proprio quell’anno: tra statue di Cristopher Robin e altri eroi fiabeschi, forse Brian sperava di ritrovare l’innocenza perduta, anche se si fece fotografare fingendo di strangolare i beniamini dei bimbi d’antan. A Tony Sanchez, factotum e spacciatore preferito dalla band, che lo visitò a metà giugno 1969, disse: “Questo posto emana vibrazioni magnifiche! Capisco che Milne se ne sia sentito ispirato. È così tranquillo: alberi e campi a perdita d’occhio. Ho perfino visto una volpe che correva nel giardino l’altra notte”. Conoscendolo, Sanchez estrasse una fialetta di coca. “Lascia stare, amico”, rispose Brian.

Sono pulito ora. Bevo e basta; ho appena fatto una puntata in paese con la mia motoper qualche birra con i miei amici al pub. Sono persone vere, Tony, non come quei drogati di Londra pronti a derubarti e a venderti stricnina invece di coca se solo gliene offri mezza possibilità. Sono andato fuori di testa al pub qualche settimana fa e ho sfondato una vetrina in Vespa, ma sono accorsi tutti, mi hanno ripulito e aiutato a rimontare sulla moto, così ho potuto smammare prima di avere seccature. Pensavo di essere di nuovo nei guai con la legge, ma l’intero villaggio mi ha aiutato a mettere tutto sotto silenzio”.

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