Tutti i plagi di De Andrè

fabrizio de andrè

“Più che da Brassens, Fabrizio è partito dai trovatori medioevali. Cosa faceva il trovatore? Prendeva una melodia che la gente in qualche modo conosceva e su quelle arie già orecchiate, canticchiate, al posto dei testi in latino della messa innestava le storie profane del re, della cortigiana, del vicino di casa. Faceva una specie di “giornale scandalistico” dell’epoca, un giornale cantato; con musiche già conosciute perché veniva più facile, era un modo di favorire la circolazione di quei brani. Fabrizio è stato un trovatore del nostro tempo: con la stessa idea di accompagnarsi a musiche già conosciute o nell’aria, comunque semplici. Semplici ma straordinarie”.

Questa straordinaria definizione di Fabrizio De André si deve al suo coautore più importante, Gian Piero Reverberi, una delle colonne della musica italiana. Tratta dall’intervista resa a Riccardo Bertoncelli per il suo libro Belin, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André (Giunti, 2003), questa interpretazione del modus operandi di De André autore chiarisce, giustifica, assolve e beatifica questa ricerca costante, quasi ossessiva, di fonti musicali e testuali, attuata da De André per tutto il corso della sua produzione artistica. Da anni ci lavoriamo, con un drappello di ricercatori e storici della musica, alla ricostruzione di tutte le fonti di De André e, dopo l’ampio servizio pubblicato sul primo numero di questa rivista, nell’aprile del 2016, vi proponiamo questo aggiornamento.

L’articolo completo, a cura di Francesco Coniglio, è su Vinile n.17, in edicola dal 20 dicembre e in digitale disponibile qui.

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