Patrizio Fariselli: musica libera e libertà creativa

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Il capitalismo ha trionfato e lo spirito degli anni 70 è ormai lontano, ma Patrizio Fariselli non ha cessato di credere a una musica libera e condivisa proprio come quella che faceva ai tempi degli Area.

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1978 GLI DEI SE NE VANNO, GLI ARRABBIATI RESTANO

Per Giulio Capiozzo è “l’album più bello, quello in cui tutte le nostre energie e le nostre idee hanno trovato la forma più giusta, un equilibrio perfetto, che si può notare in ogni brano. Soprattutto a livello tecnico. Finalmente, per la prima volta, abbiamo avuto una buona sala”. Un lavoro dove la forma canzone, le ritmiche dispari, l’aspetto concettuale, la vocalità di Stratos, le sonorità jazz-rock trovano una felice armonia.
È l’ultimo disco con Demetrio Stratos (il 13 giugno 1979 morirà in un ospedale di New York), che qui trova maggiore spazio come compositore: firma infatti 7 (di cui 5 in esclusiva) delle 9 tracce, che spesso indagano su personaggi ambigui come Shànfara, poeta e bandito arabo (Il bandito del deserto) o Violette Nozières, che nel 1933 in Francia uccise il padre fallendo l’omicidio della madre (Hommage a Violette Nozières). Anche Patrizio Fariselli è particolarmente affezionato a questo disco e riascoltandolo ha pensato di “adeguarlo alle potenzialità di ascolto di oggi”.
Così, insieme ad Andrea e Diego Pettinelli dello Studio ZdB di Sermoneta, “col massimo rispetto delle scelte artistiche di allora”, ha lavorato per farlo “risplendere con rinnovata energia ed emozionare anche i giovani”. Consigliato a chi vuol fare un tuffo nella libertà creativa degli anni 70.

PATRIZIO FARISELLI
100 GHOSTS

Il filo che unisce le produzioni degli Area con 100 GHOSTS è la libertà creativa, la voglia di cercare nuove strade musicali. Per questo nuovo lavoro, Fariselli si è trasformato in “archeologo musicale” che non vuole ricostruire i suoni originali delle antiche tracce ritrovate, ma “dargli carne e sangue” in base alla sua creatività e sensibilità, per farle rivivere oggi. L’antichissima tavoletta d’argilla ritrovata a Ugarit (Babilonia) con notazioni musicali ci fanno conoscere melodia e parole, ma non il suono: così nasce Song from Ugarit, segnata dalla splendida voce di Claudia Tellini. Allo stesso modo, Lamento di Tecmessa trae spunto da un brano famoso nell’antica Roma e ospita, con piacevole sorpresa, Grazia Di Michele.
L’antica tradizione orale della Tracia offre lo spunto per Paidushka, una danza di origine sciamanica, e Aria, ancora oggi suonata da pastori e musicisti erranti dell’area balcanica. I tempi dispari ritornano nella Danza del labirinto, che affonda le origini nella Creta arcaica. Un’affascinante fusione tra suoni antichi e matrici etniche che si alternano senza soluzione di continuità, grazie a ottimi arrangiamenti e a sonorità elettroniche.

L’intervista a Patrizio Fariselli, a cura di Francesco Mirenzi, è su Vinile n.17 in edicola dal 20 dicembre e in digitale, disponibile qui.

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