Fabrizio De Andrè: ispirato o ispiratore

Già mi immagino le proteste, anche veementi, di tutti quelli che si sentiranno offesi in quanto seguaci e appassionati della musica di Fabrizio De André, quelli che lo chiamano ormai Faber, sempre e solo Faber.

Eppure noi di «Vinile» siamo sempre più convinti di quello che scriviamo a questo proposito. L’articolo non è mio ma sono perfettamente d’accordo con le analisi che Francesco Coniglio ci propone sugli ormai troppi episodi che evidenziano la scrupolosa ricerca di ispirazioni che muoveva De André ogni qual volta si metteva alla chitarra a scrivere una canzone, degli ascolti che precedevano l’atto creativo.

Prima di continuare devo precisare che io e Francesco siamo d’accordo su una cosa: le canzoni di Fabrizio De André che non sono, diciamo così, proprio originali, ovvero anche quelle che segnaliamo nelle prossime pagine, sono sempre (e ripeto sempre) più belle di quelle da cui nascono. Insomma per quante somiglianze (nette davvero) possiamo trovare, le canzoni di De André sono a tutti gli effetti canzoni di Fabrizio De André. Sono sue, intensamente sue, bellissime. Quando De André traduce un testo, Geordie ad esempio, riesce sempre a scrivere qualcosa di superiore all’originale: “Ah my Geordie will be hanged in a golden chain / ’tis not the chain of many” diventa “impiccheranno Geordie con una corda d’oro / è un privilegio raro”. La metrica è rispettata, la macabra ironia pure ma quel “privilegio raro” al posto di “non è una catena per tutti” è un colpo di genio.

Ecco “genio”, Fabrizio De André è un genio, il più grande cantautore di tutti.

Su questo io non ho dubbi, sono solo tre gli artisti italiani di cui cerco di avere tutto ma proprio tutto: Battisti, De André e Fossati. Però ritengo ineludibile che le ricerche di Francesco Coniglio trovino la giusta evidenza. Nessuno può onestamente negare che molte, troppe canzoni del cantautore genovese siano state fortemente ispirate da composizioni – di provenienza assai variegata – già esistenti. Che poi il suo genio, la sua magnifica voce, i suoi testi superiori, i suoni e gli arrangiamenti pressoché perfetti, le abbiano rese magnifiche e violentemente sue, lo ammettiamo senza remore e personalmente le ascolto con immutati piacere e ammirazione.

Qualche esempio? Tutti conosciamo Un blasfemo, canzone bellissima recentemente citata a proposito di un grave fatto di cronaca. Bene, questa canzone è identica, ma proprio identica, a Ramble Away, tradizionale inglese, e la scritta, apposta sulla busta interna del disco che la contiene: “la musica è una elaborazione di un tema popolare inglese” non giustifica per niente la firma e il deposito della musica come originale da parte di De André e Piovani. E non importa che le regole permettano questo tipo di deposito, questa non è una rielaborazione così come non lo è quella sulla musica di Geordie, anch’essa depositata come “testo e musica di Fabrizio De André”. Ma i casi stanno diventando veramente troppi e ancor più clamorosi – e saltano fuori ogni giorno ormai.

Che il ritornello di Don Raffaè fosse un’amorevole citazione di una canzone di Domenico Modugno, lo abbiamo capito tutti subito tanto era evidente e onesta come cosa. Ma la strofa invece? Andatevi ad ascoltare ’a coda ’e cavallo di Fred Buscaglione. Poi se ritenete che si tratti di innocente e legittima ispirazione, preparate pure tutti gli strali che volete.

Io in quarto Ginnasio mi difesi con la professoressa di latino, sostenendo che mi ero solamente ispirato alla versione del mio compagno di banco. Mi mise tre lo stesso.

L’editoriale di Michele Neri è su Vinile n.17, in edicola dal 20 dicembre e in digitale, disponibile qui.

Commenta Via Facebook

You May Also Like