Quando le copertine si somigliano: Mike & The Mechanics e Procol Harum

MIKE & THE MECHANICS

Simili, identiche, ispirate, sono molte le copertine decisamente derivate da altre precedenti. Come per i plagi musicali, alcune volte è il caso a essere beffardo, altre volte la malafede è evidente.Qui sicuramente non vale la scusa “Però le note in fondo sono sette”.

Grazie all’inaspettato successo di brani come All I Need Is A Miracle e Silent Running, il bassista dei Genesis Mike Rutherford si era ritrovato, quasi suo malgrado, nella necessità di dare un seguito all’esordio del progetto parallelo Mike & the Mechanics. Prodotto da Chris Neil, il secondo album dei Mechanics LIVING YEARS ebbe un successo anche maggiore, raggiungendo il secondo posto in Inghilterra e il n. 13 in America, trainato dalla title track che, pubblicata su singolo, fece persino meglio (rispettivamente, n. 2 e n. 1).

The Living Years è una ballata che ancora oggi, quasi 30 anni dopo, commuove milioni di appassionati. Nel testo, infatti, un figlio esprime il suo profondo rammarico per non essere riuscito a esprimere l’amore che provava per il padre prima della morte di quest’ultimo. Parole tanto più toccanti in quanto sia Rutherford che il cantautore scozzese B.A. Robertson (autore del testo) avevano appena perduto il papà. E la prestazione vocale di Paul Carrack fu altrettanto convincente forse perché, a sua volta, era rimasto orfano in giovanissima età.

La copertina dell’album ben rappresentò tutta questa mestizia con un bianco e nero che oltretutto si accordava perfettamente con la stagione in cui fu pubblicato, evocando un gelido autunno inglese: un uomo in impermeabile nero, di spalle, osserva le onde del mare infrangersi violente-mente sulla scogliera, malamente protetto da un ombrello mezzo rotto. Sulla sua schiena, la miniatura di una figura simile, ma in bianco. Forse l’anima del papà, chissà.

Meno di tre anni dopo, nell’agosto del 1991, nei negozi di dischi comincia a circolare una copertina molto simile. Anche qui c’è un uomo vestito di nero, di spalle e sotto un ombrello, solo che l’ombrello sembra ancora solido e l’uomo non è su una scogliera, ma poggiato su una superficie non meglio identificata, circondato dall’azzurro delle nuvole. Si tratta del nuovo album dei Procol Harum, il primo in studio dopo uno scioglimento durato ben 14 anni.

Similitudini troppo spiccate per pensare a un semplice caso, anche in considerazione del fatto che Rutherford e Gary Brooker, il leader storico dei Procol Harum, sono già amici da molti anni e, insieme, si dedicano spesso a organizzare concerti di beneficenza per vari enti britannici.

Quella che è ben diversa è l’accoglienza riservata a THE PRODIGAL STRANGER: effettivamente ben poca cosa, l’album viene praticamente ignorato, spingendo i Procul Harum a un altro silenzio discografico che si interromperà solo nel 2003.

L’articolo completo, a cura di Mario Giammetti, è su Vinile n.10, disponibile qui.

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