Quattro chiacchiere con… Gene Simmons

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Gene Simmons riflette sul possibile ritiro dei Kiss, si guarda attorno e sentenzia che Lady Gaga è “l’unica nuova rockstar degli ultimi vent’anni”.

In un luogo imprecisato al largo della costa della Florida, Gene Simmons si riposa sul ponte di una nave da crociera, osservando le orde dei partecipanti alla Kriss Kruise e riflettendo sul suo status di “uomo più fortunato al mondo”. Con i Kiss pronti a partire per il loro End of the Road Tour, il suo mondo sta per cambiare. Radicalmente.

Quando i Kiss diranno basta, tutto questo non ti mancherà?

I tour finiranno, questo è sicuro. Ma i Kiss continueranno in altri modi. Chiariamo un po’ tutte le stronzate che si sono dette. Ho 69 anni ed è un momento perfetto per salutare tutti. Sono in ottima forma, sono forte, canto meglio che mai. Ma alla fine del tour avrò 72 anni, forse anche di più. Anche solo per orgoglio, autostima e rispetto per i nostri fan – e la nostra storia – perché cazzo dovrei agitarmi sul palco su una sedia a rotelle supertecnologica? Se in scena facessi quello che fa Sir Paul [McCartney] – che ammiro e rispetto – potrei andare avanti fino a 70 e anche oltre. Jagger, lo devo ammettere, si sbatte alla grande. Tanto di cappello. Ma se hai addosso solo una magliettina e scarpe da ginnastica, puoi farlo anche a 75 anni e oltre. Ma io vado sul palco con venti chili e passa di armatura. Se Jagger, Dio lo benedica, indossasse il mio armamentario, crollerebbe dopo mezz’ora.

Insomma, vuoi lasciare quando sei ancora al top.

Lo sai come ci presentiamo sul palco, no? “You wanted the best, you got the best, the hottest band in the world”. Perché dovremmo salire in scena il giorno in cui non ci sentiremo più all’altezza? Quando sei il campione del mondo dei pesi massimi e hai messo tutti KO, saluta quando sei al top. Non farlo solo quando un giovanotto arrogante arriva e ti sbatte a tappeto.

I Kiss andranno avanti come gruppo di studio, ho capito bene?

Il cancro ormai ha invaso tutto il business della musica. Tutti scaricano e condividono i file. I Kiss non fanno beneficenza. Mi rifiuto di fare qualcosa gratis.

Non t’interessa continuare a fare dischi per motivi artistici?

No. Preferirei accumulare provini, e ogni tanto pubblicare dei boxset sempre più grandi.

Quest’anno hai visto qualche gruppo che ti ha colpito?

Nessuno. Sai cosa aveva già capito Madre Natura millenni fa? Che non c’è nessuno identico a te, sei unico. Le tue impronte digitali sono uniche. E invece, molti nuovi gruppi hanno le stesse impronte digitali di tanti altri. Sono intercambiabili.

Quindi, non pensi sia stata una buona annata per il rock’n’roll?

È stata orribile. Ma non è una novità. Dal 1958 al 1988 ci sono trent’anni, in cui abbiamo avuto i Beatles, Hendrix, gli Stones, Bowie, Prince, U2, Iron Maiden, Metallica e tutto il resto. Dal 1988 a oggi – altri trent’anni – chi sono i nuovi Beatles?

Ma c’è almeno un nome che pensi valga qualcosa più degli altri?

Lady Gaga: è l’unica rock star degli ultimi vent’anni. Ha le qualità, sa scrivere, sa cantare. Se decidesse di formare un gruppo rock – solo lei e tre o quattro tizi che la accompagnano con le chitarre, fanculo i ballerini e quella merda disco – vedreste un’autentica rockstar. Ha le palle.

Com’erano le cose per i Kiss nel 1998?

Be’, non colpiva me, ma il cancro del download e della condivisione dei file stava iniziando a prendere piede e stava uccidendo i nuovi gruppi. Non riuscivano più a guadagnare abbastanza da viverci, e quindi non avevano più il tempo da dedicare alla musica e alla loro arte, perché si sono trovati costretti a tornare a fare gli operai o a cercarsi un lavoro duro e onesto.

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Se odi così tanto le piattaforme digitali, allora perché i Kiss sono su Spotify?

Non riuscirai mai a fermarlo, perché i fan scaricheranno e condivideranno a prescindere. E senza grandi ripercussioni legali perché la legge non ci pensa. I legislatori non hanno la minima idea di cosa significhi. Ti diranno: “Hai già abbastanza soldi, di che ti lamenti?”. La mia risposta è: “’Fanculo. Non ho chiesto la tua opinione. Ti farò sapere io, quando ne avrò abbastanza”.

Com’è stato avere la formazione originale assieme per PSYCHO CIRCUS nel 1998?

In realtà, non andò come dici. Il gruppo aveva un produttore esterno, Bruce Fairbairn, e iniziammo a registrare senza Ace e Peter perché fecero partire tutta quella manfrina legale: voglio questo, voglio quello, voglio di più. E noi dicemmo: “No, siete entrati e usciti dal gruppo tre volte”. Insomma, non voglio parlarne. E auguro a Ace e Peter ogni bene. Ace è qui, nella Kiss Kruise con Bruce Kulick, fanno il loro set e sono i benvenuti. Ma non puoi rientrare. Quante occasioni pensi ti offra la vita? Nel nostro caso, ne hai avute tre. Hai chiuso. E così, per PSYCHO CIRCUS provammo a coinvolgerli, ma non funzionò, e così apparvero solo su due o tre brani.

Il segreto della tua incrollabile autostima?

Se hai fiducia in te stesso, non hai nulla da perdere. Mentre hai tutto da perdere se non ce l’hai. Immagina che ci sia una bella ragazza seduta lì. Sai benissimo di non essere uno schianto, ma ti avvicini, raddrizzi la schiena e provi a fare il galante. Al massimo ti dirà di no. Il segreto è che in giro ci sono un sacco di ragazze – e qualcuna potrebbe dirti di sì. Se non ci provi, non lo saprai mai. Credo che la gente non abbia idea fino in fondo della mia autostima: io sono follemente sicuro di me. So di non essere l’uomo più bello al mondo, ma quando passo davanti a uno specchio è difficile non fermarmi pieno di ammirazione per me stesso. E so anche che la gente dirà: “Cavolo, non dovresti dire queste cose di te”. E io vi chiedo: Perché no? Guardiamoci allo specchio, e ridiamo. È tutto ciò che abbiamo”.

L’intervista completa, a cura di Henry Yates, è su Classic Rock n. 74, disponibile qui.

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