Subsonica in Tour: intervista a Vicio

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Abbiamo intervistato Vicio, il bassista dei Subsonica, mentre il gruppo è in tour per presentare il nuovo album “8”

I Subsonica sono in tour per presentare il nuovo album “8”, e tra le due date torinesi (sold out) al Pala Alpitour abbiamo intervistato Vicio, il bassista del gruppo.

Di Eugenio Mirti

Questo album arriva dopo due anni di pausa in cui ognuno di voi si è dedicato ad altri progetti: quale è stata la sensazione nel tornare a suonare insieme sul palco?
Avevamo fatto un concertino dalla sala prove di presentazione del singolo “Bottiglie rotte” lo scorso autunno; era la prima volta che suonavamo insieme dopo due anni, dal settmbre 2016, la fine del tour precedente. E ho provato quella sensazione che ti guardi attorno suonando e pensi “non è cambiato niente, siamo sempre noi!”. È incredibile, è rimasto esattamente come il primo momento in cui ho iniziato a suonare con loro, dopo venti  anni e dopo due anni di stop. Stare sul palco dei Subsonica è sempre una sensazione piacevole e avvolgente, è sempre fare la cosa più bella al mondo: suonare live.

So di un rituale pre concerto che vi caratterizza!
In realtà è un piccolo rituale creato circa come quindici anni fa; siamo presenti noi cinque e le persone a noi care che vengono a trovarci (mogli, fidanzate, management, il core della parte esecutiva); ognuno di noi ha in mano un bicchierino (rigorosamente) di plastica con un dito di vodka e ascolta un discorso che viene tenuto da un membro del gruppo o una persona a noi cara. Tutto è molto divertente, nulla di serioso; nella prima data di questo tour per esempio ho messo in play il celebre discorso di Churchill che introduceva “Live After Death” degli Iron Maiden: in effetti il clima del tour è sempre quello della gita delle medie, come dico sempre!
Naturalmente portare in giro questo spettacolo enorme è tenuto in vita dal fatto che la nostra squadra è sempre la stessa da quindici anni: gente che crede in quello che fa, lo fa alla grande e si sacrifica per farlo al massimo e anche di più.

Avete come ospite del tour Willie Peyote. Come l’avete scelto?
Max Casacci aveva già lavorato con lui, gli aveva mixato un paio di pezzi; l’abbiamo scelto perché Willie rappresenta quello che siamo stati noi per Torino nel periodo intorno al 1997; il suo modo di essere fuori dalle classificazioni di genere, che lo rende unico, mi ricorda quello che eravamo noi che eravamo pop ,ma anche elettronica, e anche altre mille cose. C’è un forte senso di vicinanza e ci troviamo benissimo. E poi un membro esterno in un gruppo porta novità, un leggero squilibrio positivo, anche un modo diverso di stare in furgone.

Ci stiamo parlando tra le due date di Torino: cosa rappresenta suonare qui per voi?
Tornare in famiglia, il calore di casa, quel briciolo di attenzione in più che hai quando devi esibirti davanti a qualcuno che ti vuole bene, che in un certo senso ti guarda dal buco della serratura; il Palaolimpico mi dà sempre una sensazione di luce.

Vi è già venuta voglia di fare un altro disco?
Per ora continuiamo questo tour strepitoso; qualche idea sta venendo fuori, anche cose che non necessariamente saranno il nuovo disco dei Subsonica. Cerchiamo sempre di stare al passo con la vita reale, amiamo i ragazzi, la nuova scena indie, la nuova scena trap: vogliamo essere non solo i “Padrini”, cerchiamo sempre di essere curiosi e cercare una unione, lavorare insieme e mescolarsi: vedremo!

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