Gli ultimi giorni di Marvin Gaye

Marvin Gaye, Gli ultimi giorni, Classic Rock, Stonemusic

Un padre-padrone, la dipendenza da cocaina, l'impotenza, il terrore paranoico di essere ammazzato. Ecco gli ultimi giorni di Marvin Gaye.

C'era poco da scherzare a Los Angeles, la mattina di domenica 1° aprile 1984. Due erano le cose da fare: o andare allo Chavez Ravine, lo stadio da baseball dei Dodgers dove i padroni di casa si sarebbero scontrati in amichevole con gli Angels di Anaheim; o in spiaggia, nel tentativo di sottrarsi all’afa che gravava sulla città. In direzioni opposte le auto sfrecciavano sulla Santa Monica Freeway. Ma il Reverendo Marvin Gay Sr., 70 anni, non pensava né al caldo né al baseball: aveva altro da fare. Quasi mezzo giorno, trenta gradi e la stramaledetta lettera della maledettissima assicurazione che non si trovava. La cercava da ore. Chissà dove gliel’aveva messa Alberta, sua moglie. Come al solito era al piano di sopra, in camera del figlio, a parlottare sottovoce con quel degenerato, 45 anni, drogato e ancora in casa!

Il degenerato era Marvin Pentz Gaye Jr. II, la Chiesa pentecostale nel secondo nome e pure nel destino, almeno nelle intenzioni di papà, che lo aveva fatto cantare nei cori gospel della Chiesa di Dio, la piccola comunità scismatica degli Avventisti del settimo giorno. Quando Marvin Jr., bravo ragazzo in camicia bianca e cravatta, timido con l’altro sesso e rispettoso della famiglia, aveva ceduto alle sirene eretiche del soul erano cominciati i problemi. In quell’ambiente sulfureo, Marvin Jr. aveva pure aggiunto una “e” al suo cognome, un po’ per evitare prese in giro e un po’ per emulare Sam Cooke.

Di acqua ne era passata sotto i ponti, da allora: Gaye era diventato una superstar e aveva comprato ai genitori quella bella casa di Los Angeles. Si era perduto nel mondo, aveva vissuto tre anni lontano dagli States, prima a Londra, annaspando tra montagne di coca, legioni di puttane e vagonate di videocassette porno, poi a Ostenda, in Belgio, a casa del promoter Freddy Cousaert, nel tentativo di disintossicarsi da droga e porno e ritrovare l’ispirazione.Sembrava aver funzionato, perché era lì che era nata Sexual Healing, la hit da un milione di copie che avrebbe trascinato l’album MIDNIGHT LOVE a doppiarne il risultato.

Così, quella maledetta domenica mattina del 1° aprile 1984, come se non bastasse la stramaledettissima lettera dell’assicurazione, c’erano quei due, madre e figlio degenere, chiusi in camera a parlottare. In realtà, là sopra, Alberta stava leggendo la Bibbia a Marvin Jr., come faceva spesso, cercando di offrire al figlio consolazione e speranza. Le urla del padre che chiedeva dov’era la stramaledetta lettera furono una coltellata per Marvin Jr. urlò a sua volta: se suo padre voleva qualcosa da mamma, che venisse a chiedergliela di persona. Il Reverendo non aspettava altro: salì le scale di corsa e irruppe in camera, rimproverando aspramente la moglie. Marvin Jr. si alzò in piedi di scatto, osando ordinare al padre di uscire dalla stanza. Doveva ancora nascere chi ordinava al Reverendo di uscire da una stanza, di casa sua, poi! Così Marvin Sr. rimase ostentatamente fermo: che suo figlio vedesse chi comandava! Umiliato, Marvin Jr. perse il lume della ragione: cominciò a colpire duramente il padre per buttarlo fuori dalla camera, tra le urla della madre che lo implorava di smetterla.

Alla fine Alberta, 71 anni, a malapena in grado di camminare per i dolori atroci alle gambe, riuscì a separare i due e fece rientrare il figlio nella sua stanza. Passò qualche minuto, e il Reverendo apparve sulla porta, calmo, tranquillo, quasi sorridente. In mano aveva una calibro 38, regalatagli quattro mesi prima proprio da Marvin Jr. Mirò. Premette il grilletto. Colpì al cuore il figlio, che cadde per terra. Il Reverendo fece qualche passo in avanti. Puntò il revolver contro Marvin Jr., a terra, col cuore squarciato. Sparò a bruciapelo. L’indomani, Marvin Gaye avrebbe compiuto 45 anni.

L'articolo completo è disponibile su «Classic Rock» numero 75.
You May Also Like