Thumpermonkey: l’intervista a Michael Woodman

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I londinesi Thumpermonkey hanno firmato il loro album migliore, nonché un potenziale classico del prog rock contemporaneo…

Di Lorenzo Barbagli

A parte l’intermissione dell’Ep ELECTRICITY, uscito nell’ottobre 2016, era da sei anni che i Thumpermonkey non pubblicavano un album, ma nel frattempo non hanno mai smesso di lavorarci. Spiega Woodman:
“Considerando che molte delle canzoni sono state scritte all’epoca di SLEEP FURIOUSLY, sembra che ci abbiamo messo tanto tempo a completare il disco. Il processo di scrittura nei Thumpermonkey è molto democratico, per questo motivo tendiamo a buttar via più canzoni e idee di quelle che teniamo, un processo che richiede sempre molto tempo. Una volta scritte, abbiamo opinioni abbastanza particolari su come le vogliamo registrare, il che può rallentare le cose in base al nostro budget.

Ed ecco che ora con MAKE ME YOUNG, ETC. riescono a rinnovarsi ancora una volta. Praticamente la band ha messo da parte brani simili per impatto, atmosfera e impostazione e ha continuato a lavorarci nel tempo per donargli un contesto unitario significativo anche dal punto di vista narrativo. In questo caso, ovviamente, considerando la datazione del materiale, Woodman ha aggiunto le liriche in un secondo momento, come spiega parlando del suo modo di comporre: “La musica viene prima dei testi. Per le bozze iniziali delle canzoni rubo il testo dal primo libro che mi capita sotto mano, giusto per far capire la mia idea melodica alla band e solo in seguito aggiungo le parole. La band mi dà praticamente carta bianca nello scrivere i testi, e questi si evolveranno nel tempo (o a volte vengono completamente sostituiti se non funzionano davvero). A un certo punto del processo di scrittura ci sarebbe stato un tema più coerente applicato al materiale e alcune delle tracce più vecchie sarebbero state riviste per far funzionare il tutto.

“Se c’è qualcosa che speriamo che l’ascoltatore riceva dal nuovo album è un senso di positività. Ciò potrebbe sembrare strano in relazione a un lavoro sull’estinzione umana, ma, visto che la nostra estinzione personale è inevitabile (per un asteroide o per cause più banali), vale davvero la pena investire l’energia nel porre attenzione alle cose straordinarie che accadono nelle nostre vite quotidianamente”

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