Non volevo essere la signora Bowie: tre domande a Dana Gillespie

L’avventura di Dana Gillespie alla corte di David Bowie rivive in una doppia antologia. E, fatalmente, si spalanca lo scrigno dei ricordi.

Un breve estratto dell’intervista di Classic Rock 77.

Si torna a parlare in questi giorni di Dana Gillespie, storica carissima amica di David Bowie fin dall’epoca della Swinging London e in seguito al suo fianco nel roster della Mainman, società creata dal manager Tony Defries. Riapparsa nel documentario di Francis Whately sugli anni della gavetta di Bowie (Finding Fame) andato di recente in onda sulla BBC, la quasi settantenne Gillespie torna anche nei negozi con due antologie: LONDON SOCIAL DEGREE, che include i suoi due album folk-pop degli anni Sessanta (FOOLISH SEASONS e BOX OF SURPRISES) e il doppio Cd WHAT MEMORIES WE MAKE, con i due Lp incisi per la Mainman tra il 1971 e il 1974 (WASN’T BORN A MAN e AIN’T GONNA PLAY SE-COND FIDDLE). Momento quanto mai opportuno, pertanto, per bussare alla porta dell’elegante appartamento di Miss Gillespie, nei quartieri alti della capitale inglese.

Una delle tue prime incisioni per la Mainman – e forse la più celebre – fu Andy Warhol, l’omaggio di Bowie all’artista newyorchese. Come andò?
Guarda, io sono onorata che Bowie l’abbia scritta per me, ma a tutt’oggi non ho la minima idea del perché l’abbia fatto! Io non cantavo di cose astratte, come invece faceva lui. Andy Warhol non aveva tutta questa grande importanza per me, anche se la copertina del mio quarto album [AIN’T GONNA PLAY SECOND FIDDLE] è nello stile di Andy Warhol. Ma non è il tipo di arte che potresti trovare sul muro di casa mia: voglio dire, io non voglio guardare un barattolo di zuppa (ride), non è il mio tipo di stile.

I tuoi due Lp passarono inosservati. Ma ora sono tornati disponibili ed è un bene, perché contenevano davvero delle ottime canzoni. Mi piace in particolare la tua versio-e di Stardom Road, che apre WASN’T BORN A MAN. L’avevo sentita incisa da Marc Almond, ma immagino che lui si sia ispirato a te.
Buffo che tu lo citi, perché ho preso un tè insieme con Marc qualche giorno fa, e ne abbiamo parlato. Ma la versione originale è dei Third World War, questo gruppo underground sconosciuto e dimenticato, e credo che il tipo che l’ha scritta avesse fatto un gran lavoro. Vorrei averla scritta io. Perché usare nei primi anni Settanta termini come “he’s got poofy eyes” – che significa “ha occhi da checca” – be’, non si sentiva molto a quell’epoca

Dopo il Diamond Dogs Tour hai più rivisto Bowie?
No. Sono andata molto raramente a New York e lui è venuto poco spesso qui a Londra. David era molto bravo a non parlare [più] con le persone che facevano parte del suo passato. L’ha fatto anche con Ronson, e l’ha fatto con un sacco dei suoi vecchi amici. Era uno che andava sempre in direzione di “pascoli più verdi”. Ma ok, va bene così.

L’intervista integrale su Classic Rock 77 che si può acquistare qui.

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