Il mondo di Mr. Fantasy: l’intervista a Dave Mason

Chris Jensen 2012 Allrightsreserved

È stato nei Traffic nel periodo d’oro, ha suonato in brani degli Stones e George Harrison: per Dave Mason la vita è stata interessante

Un breve estratto della storia di copertina di Classic Rock 77 sui 100 migliori album degli anni 60.

51 anni fa circa, Dave Mason era rintanato con i compagni di gruppo Steve Winwood, Jim Capaldi e Chris Wood negli Olympic Studios a Londra. Stavano registrando il loro secondo disco assieme come Traffic, il successore dell’esordio MR. FANTASY, in cui un anno prima avevano cristallizzato il sound psichedelico della Summer of Love inglese. Mason, il chitarrista, aveva scritto il singolo di successo del disco, Hole In My Shoe, che gli altri avevano deriso, e perciò lui li aveva mollati. Era tornato dopo un periodo di riposo su un’isola greca portando con sé Feelin’Alright, che sarebbe diventata un’altra hit e avrebbe lanciato TRAFFIC. Il brano simbolo di Mason era richiesto anche da Joe Cocker e dai Three Dog Night, un gruppo rock americano, ma a quel punto lo “strano tipo” dei Traffic aveva lasciato di nuovo il gruppo. Oggi, Mason vive sull’isola hawaiana di Maui. Dopo la sua seconda – e forzosa – uscita dai Traffic, inizialmente si sistemò a Los Angeles e da allora è vissuto sempre negli USA.

Davvero la vita dei quattro Traffic nel cottage fu idilliaca come si dice?
Sì, fu stupenda. Volevamo isolarci e capire meglio le cose, perché in realtà non sapevamo cosa accidenti stessimo facendo con i Traffic. Probabilmente, i Traffic furono uno dei primi gruppi alternativi. Eravamo una ‘jam band’ anche prima che l’idea esistesse. Sono stato io a dire: “Iniziamo a comporre, e vediamo cosa esce fuori”. Non avevo mai scritto canzoni prima. Ero cresciuto in una famiglia inglese della media borghesia, e non sapevo niente della strada. Se riguardo molti dei miei primi tentativi, erano scontati, ingenui. Ma la cosa strana fu che il primo brano che scrissi fu Hole In My Shoe, e quello fu il maggior successo del gruppo. E in quel brano c’erano anche i semi della dissoluzione dei Traffic.

Dov’è che hai incontrato Hendrix la prima volta?
Una sera, al Blazes, un locale di Londra. Stava da solo, così mi sedetti con lui e iniziai a parlargli. Era un fan dei Traffic e ovviamente io lo ero di lui. Per quanto oggi ci possano essere molti ottimi chitarristi, non c’è un altro Jimi Hendrix. Era unico, e come succede in qualsiasi settore io volevo imparare dai migliori. Ci frequentammo per un poco. A un certo punto, stavo per prendere posto di Noel Redding nell’Experience, perché il gruppo stava avendo dei problemi.

Hai suonato con Derek and the Dominos solo per un concerto al Lyceum di Londra, e poi li hai mollati. Perché?
Il problema era che il batterista di quel gruppo era Jim Gordon. Fu lui a far diventare eroinomane Eric. Eric aveva iniziato a prendere quella strada. Stavamo tutti a casa sua, e per un sacco di giorni non combinavano niente. Alla fine dissi: “Sapete una cosa? È tutto molto bello, ma io me ne torno in America”. E quella decisione si dimostrò la migliore per tutti. Loro trovarono Duane Allman e fecero LAYLA, che è un disco ottimo.

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