Formazione e innovazione prima di tutto: la settima edizione del FIM

Verdiano Vera, intervista, FIM, Stone Music, Daniela Redaelli

L’ìntervista a Verdiano Vera (Direttore generale del FIM)

In occasione della settima edizione del FIM, il Salone della Formazione e dell’Innovazione Musicale, che si terrà a Milano in Piazza Città di Lombardia dal 16 al 19 maggio prossimi, abbiamo intervistato Verdiano Vera, responsabile dell’organizzazione.

Quali sono le novità di questa settima edizione del FIM?
L’innovazione principale sta proprio nel nome! Da quest’anno è: Salone della Formazione e dell’Innovazione Musicale, mentre gli anni scorsi si chiamava semplicemente Fiera Internazionale della Musica (Educational Edition), decisione presa a seguito dell’esperienza maturata in questi sette anni durante i quali il FIM è stato per noi un “laboratorio di idee” per lo sviluppo del mercato della musica e la risoluzione di problematiche legate sia alla crisi discografica che del mercato dello strumento musicale. Con il FIM abbiamo cercato, per tutto questo tempo, di capire quali fossero i problemi di tutti gli attori della filiera della musica, a partire dagli editori, da chi produce musica, chi la crea, chi ne sviluppa le tecnologie. Siamo quindi arrivati alla conclusione che sì, si può fare qualcosa per la musica, in realtà tutti noi possiamo fare qualcosa, proprio partendo dal “basso” ovvero lavorando proprio sulla formazione dei giovani musicisti e di quello che sarà il pubblico del domani.

Data l’importanza di questi obiettivi vorremmo sapere: come è nata quest’iniziativa e come si è evoluta nel corso degli anni?
La primissima iniziativa, potremmo dire “di prova” del FIM si è svolta nel 2013, all’interno dell’Ippodromo dei Fiori di Villanova d’Alberga, in Liguria, e si presentava come una “manifestazione fieristica” che però aveva assunto anche i tratti di un vero e proprio “festival musicale”, quindi un contenitore nel quale si voleva fare ordine e rappresentare al meglio tutte le realtà della musica, posizionandole nei diversi settori. Abbiamo quindi diviso i palcoscenici per genere musicale e gli espositori per per genere di appartenenza (discografici, strumenti musicali, dj, etc., tutti coloro che operavano nel campo della musica), e poi abbiamo iniziato a interrogare i nostri stakeholder, data la crisi che c’era, su varie problematiche del momento, raccogliendo man mano dei dati che nel tempo hanno fatto evolvere la manifestazione. Infatti, dopo l’esordio, la manifestazione è man mano cresciuta, cambiando diverse sedi fino a trovare la sua ultima collocazione a Milano.

Le band vincitrici delle varie edizioni sono state prese da alcune case discografiche

Negli anni 2014 e 2015 si è svolta a Genova, presso la Fiera del Mare, successivamente, nel 2016 e 2017 si è trasferita a Erba, presso LarioFiere, in provincia di Como, e proprio lo scorso anno, nel 2018, ha trovato la sua ultima sede a Milano. Devo dire che negli anni abbiamo avuto diverse soddisfazioni: oltre al grande interesse riscontrato dai numerosi partecipanti, siamo felici di poter dire che le band vincitrici dei vari concorsi sono state apprezzate ed alcune addirittura prese da alcune case discografiche. Tra gli ultimi campioni, quelli del 2018 sono stati i Dianime, gli Opra Mediterranea e i Keplero e per noi è un piacere seguirli e vedere che il loro percorso è in continua evoluzione.

Perché il FIM ora si svolge proprio a Milano?
La manifestazione adesso si svolge a Milano grazie all’inizio di collaborazioni importanti sia con la Regione Lombardia, con la quale lo staff del FIM sta tuttora cercando di “risollevare le sorti del settore musicale” (ancora in difficoltà) sempre partendo dal “basso” (ovvero attraverso un’azione culturale volta a far conoscere sempre meglio la musica e i diversi generi e al contempo sostenendo il lavoro di artisti al di fuori delle logiche mainstream), ma anche grazie allo sviluppo di diverse partnership prestigiose come il conservatorio di Como, il MIUR (Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca), il LIM (Laboratorio di Informatica Musicale) dell’Università degli studi di Milano e con il Politecnico di Milano, in particolare con i due dipartimenti di fisica ed elettronica.

“Noi crediamo che lo studio della musica come linguaggio universale possa favorire nuove forme di cittadinanza globale e di convivenza tra le nuove comunità che sorgono nel mondo”. È un obiettivo molto nobile e al contempo ambizioso, ma cosa intendete concretamente?
Come si esplica chiaramente nella frase citata, noi consideriamo la musica un linguaggio di tipo universale. Proprio per questo motivo, in ogni edizione, cerchiamo di coinvolgere una realtà di tipo internazionale, senza limiti di religione, di sesso o di politica. La nostra è una manifestazione di tipo inclusivo in tutti i sensi ed è questo il fine ultimo: ritrovarsi tutti insieme sfruttando la passione per la musica e per diffondere un linguaggio che tutti capiscono. A questo punto, infatti, il nostro obiettivo è diventato proprio quello di collaborare anche con diversi conservatori all’estero creando eventi che possano trasmettere questo messaggio in modo sempre più ampio e sempre più chiaro.

Formazione e innovazione

In questo periodo si parla molto di una deleteria “degenerazione” della cultura musicale. È questo il motivo per cui avete deciso di focalizzare questa nuova edizione sulla formazione e sullinnovazione?
In questi anni si è arrivati alla conclusione che il problema nel settore musicale è innanzitutto a livello culturale, per questo motivo è nostra opinione che solo attraverso la formazione si possa fare qualcosa di concreto. È inoltre di fondamentale importanza che non solo i musicisti vengano formati, ma che soprattutto il pubblico venga guidato verso un ascolto consapevole della musica. Perché la gente non partecipa più ai concerti di certi generi musicali? Perché non li capiscono! In realtà tutta la musica si può ritenere bella ed ha un messaggio ben chiaro, però bisogna conoscerlo! Bisogna capire perché si fa quella musica, da dove viene, che senso ha, cosa trasmette, quali sono le potenzialità e come sono realizzate (esempio, per assurdo: ci sono musiche prodotte in dieci anni di studio – come chi studia al conservatorio – e altre prodotte al computer in due ore, se non si conoscono queste particolarità si può pensare che siano la stessa cosa!).

Quest’anno verranno presentati i tre migliori artisti del IV Contest nazionale delle Rock Band più innovative… Parlaci un po’ del concorso.
Noi crediamo che nella musica si possa sempre fare qualcosa di nuovo, magari anche partendo da ciò che è stato fatto e migliorandolo. Con questo concorso quindi cerchiamo di ispirare e spingere le rock band a mandarci qualcosa di originale. Bisogna sempre ricordare che, per la musica, come in tutte le altre arti, i generi del momento sono ritenuti sempre un gradino sotto rispetto a quelli che ormai sono entrati a far parte dei classici nell’ideologia comune, ma se non ci fossero stati, oggi il panorama musicale sarebbe molto più povero. In realtà si può sempre innovare, con le idee, utilizzando strumenti o nuove tecnologie, e addirittura con i testi che si adattano naturalmente al periodo storico in cui si vive.

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