Banco del Mutuo Soccorso: guida all’ascolto di Transiberiana

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La prima parte della guida all’ascolto di Vittorio Nocenzi dell’ultimo album del Banco

Prima parte della guida all’ascolto di “Transiberiana” scritta da Vittorio Nocenzi per Prog 23, che si può acquistare qui.

1. Stelle (6:06)
È costituito da tre movimenti. Il primo è La partenza. Il treno sta per partire e i passeggeri stanno ancora salendo. Siamo dentro la stazione iniziale e pare quasi di sentirli i loro pensieri. “Dove sto andando? Cosa mi aspetta in questo viaggio? È la cosa giusta lasciare la mia casa per chissà cosa? È lontana la Siberia. Sarà pericoloso?”… e così via.

Abbiamo scelto questa rappresentazione della partenza, e l’abbiamo espressa solo con la musica, solo con la cadenza in Do minore che riascolteremo nella parte centrale strumentale di Eterna transiberiana.

Gli strumenti raccontano questi ipotetici sentimenti evitando idee scontate e da cartolina, quindi pedanti e banali, e dando subito un segnale importante all’ascoltatore: non rinunciare mai all’andare oltre lo scontato. In questo caso la natura cromatica della cadenza in Do minore e il timbro, molto “ieratico” (quasi da preghiera), della tastiera che la esegue evocano bene le paure, le inevitabili incertezze nei cuori dei viaggiatori in partenza per un viaggio così lungo ed estremo. E l’entrata sonora dello sferragliare del treno, affidata al sintetizzatore basso, nasce quasi dai pensieri dei viaggiatori in quel momento irreversibile.

È stato divertente scrivere la partitura per due chitarre, basso, batteria, Moog e pianoforte partendo dalla parte del synt basso, che imita onomatopeicamente lo sferragliare ciclico del treno in movimento!

2. L’imprevisto (3:29)
A un certo momento, il freddo siberiano è così intenso che il ghiaccio copre tutto il binario. Quindi diventa pericoloso andare avanti, si potrebbe deragliare. E allora il treno si ferma nel deserto della tundra. Fa freddo e i viaggiatori cominciano ad aver paura. Fuori s’intravedono delle luci, potrebbe essere un villaggio. Cominciano a pensare di andare a chiedere aiuto. Il freddo aumenta.

È la metafora degli avvenimenti imprevedibili che cambiano il corso della nostra esistenza. La paura davanti a ciò che non conosciamo è sempre la prima arma di difesa. Invece gli imprevisti possono anche regalarci inattese e positive sorprese, se solo fossimo più disponibili ad affrontare la diversità, l’inusualità. Ogni imprevisto può costruire nuove scoperte e nuove certezze se lo affrontiamo con coraggio e determinazione.
L’imprevisto è solo l’occasione per cambiare. Non aver paura è la strada nuova che si apre. La slide guitar di Filippo esprime lo struggimento e il rimpianto insiti nella paura che assale i viaggiatori davanti al Nulla che ha affogato i nostri giorni.

3. La discesa dal treno (6:16)
Il freddo aumenta e il treno è ormai bloccato. Il cuore dei viaggiatori è attonito: intorno non c’è nient’altro che il ghiaccio che assale, ricoprendoli, i binari. La paura aumenta: è un correre sul posto, fermi e agitati come tende al vento. Il treno è perso e fermo, senza idee. In questo eterno bianco, c’è un bianco dolore, eterno e infinito.

L’orchestrazione di questa parte è affidata ai campionatori, che riproducono gli archi con un violoncello come conduttore principale, e al pianoforte. Archi e pianoforte utilizzano note dissonanti che forzano le armonie, con un cromatismo lacerante, utilizzando le terze minori su accordi maggiori, per esprimere la paura, il disagio generale dei viaggiatori. Si alzano e cercano di scendere, tutti insieme, dal treno per avviarsi verso le luci del villaggio a chiedere aiuto. Entra in scena un grande sintetizzatore, che si scontra con un pianoforte dissonante, per raccontare la ressa dei viaggiatori che si spingono l’uno con l’altro.

Qui inizia la seconda parte, Come nell’Ade. I viaggiatori sono fuori, fra il bianco della neve e la nebbia della tundra che li circonda, aumentandone le paure. Ho subito pensato a Virgilio quando nell’Eneide descrive Enea che incontra il padre nell’Ade e cerca di abbracciarlo, stringendo tra le braccia solo l’aria.

4. L’assalto dei lupi (5:35)
In questo momento di massima incertezza avviene l’assalto dei lupi. Come nella vita, piove spesso sul bagnato; nel momento di massima incertezza i viaggiatori, all’esterno del treno, mentre si dirigono verso il villaggio per chiedere aiuto, vengono accerchiati e attaccati dai lupi. È un pericolo mortale. E come accade all’uomo quando è in pericolo grave di vita, davanti agli occhi passano velocemente i momenti più teneri, più intimi, a ricordare la preziosità della vita stessa che stai per perdere.

Siamo ricorsi alla balalaika, suonata da Nico, che risponde al bellissimo assolo della chitarra di Filippo: il suo suono etnico suscita subito il rinvio alla civiltà contadina, da cui la nostra urbanizzata discende, a quella dimensione di umanità semplice e rigorosa che con la natura aveva stretto alleanze, in seguito da noi ripudiate. La spina dorsale del brano è la ritmicità, mentre la partitura generale è abbastanza complessa: oltre che le due chitarre, la batteria, il basso e le tastiere, c’è l’utilizzo di percussioni elettroniche (campioni di timpani sinfonici usati a ottave irreali, per sottolinearne la natura elettronica).

Questo, secondo me, come arrangiamento è prog: ad esempio l’utilizzo di una balalaika mandolinata e le percussioni elettroniche campionate. Questa particolare orchestrazione esprime un carattere prog, che sta poi alla fine nel mettere insieme e nel ricercare nuove possibili soluzioni al di fuori degli schemi consueti, sperimentando con coraggio ma sempre su un piano concettuale “onesto”, utilizzando logica e principi di riferimento, non basta mica l’originalità altrimenti sarebbe solo una scelta “astrusa”, non prog!

5. Campi di fragole (3:36)
I viaggiatori sono riusciti a scampare all’assalto dei lupi e, risaliti sul treno, riprendono il viaggio. Essendo un racconto autobiografico, ci sembrava bello che il Banco facesse un omaggio agli anni 60, dove è iniziata la sua storia e quella della sua generazione. Quindi campi di fragole è un esplicito riferimento a Strawberry Fields Forever dei Beatles. La tenerezza malinconica della canzone è espressa in particolare dal dialogo fra vibrafono e pianoforte, su un arpeggiato della chitarra elettrica. È come se qualcuno ti parlasse delicatamente all’orecchio per ricordarti qualcosa di dolce e personale, a cui puoi pensare solo intimamente.

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