SHERWOOD: l’ultimo baluardo dei festival indipendenti?

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Ci racconta la storia e le novità dell’edizione 2019 del Festival di Sherwood il direttore artistico Alex Favaretto.

Un estratto dell’intervista di Daniela Redaelli che uscirà su Classic Rock 80.

Quali sono le novità che ci dovremo aspettare per l’edizione 2019 di Sherwood?
La differenza sostanziale di quest’anno riguarda l’aspetto ambientale legato alla “Climate Justice”. Non tutti sanno che grandi eventi culturali, musicali – come i concerti – o di altro genere, hanno un grave impatto sull’ambiente, e proprio per questo motivo il Festival di Sherwood, da quest’anno, sta provando a dimostrare che con qualche sforzo in più è possibile creare un evento Climate Positive.

“Non chiederemo mai il permesso di essere liberi” è il claim del 2019. Parlaci delle motivazioni di questo slogan…
Sicuramente il Festival di Sherwood fin dalla sua nascita ha voluto rappresentare un’oasi di libertà; il nostro claim è infatti tratto dalla Quarta Dichiarazione della Selva Lacandona dell’E.Z.L.N. (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale) perché il movimento zapatista è sempre stato fonte di ispirazione per noi, e per tutti i movimenti che ruotano attorno al nostro evento.

Veniamo alla musica. Qual è la direzione della proposta musicale dell’edizione di quest’anno? Esiste un filo conduttore che avete seguito nella selezione degli artisti che proponete?
Quest’edizione propone grandi nomi che hanno fatto parte della nostra storia come gli Ska-P, che quest’anno ritornano in Italia e avendo già suonato molte volte per noi sono entrati di diritto nella nostra line-up, i Subsonica, con l’uscita del loro ultimo album “8” non potevano mancare, e nemmeno i Tre allegri ragazzi morti che chiuderanno invece il festival con il nuovo album “Sindacato dei sogni”. Anche per il 2019, come sempre, abbiamo cercato di portare quella che è l’evoluzione del panorama musicale con artisti attualmente molto richiesti come Rkomi, Carl Brave, Capo Plaza, Coma Cose, Madman. Nonostante la prevalenza rock sicuramente il filo conduttore del Festival è sempre quello di rappresentare un po’ tutti i generi musicali e proprio per questo avremo quindi anche una serata dedicata al reggae, una serata hardcore e una hiphop.

Il festival offre diverse occasioni d’inclusione sociale, presentazioni di libri, dibattiti, tornei sportivi e anche oasi per i più piccoli… possiamo dire in questo senso che la musica verrà utilizzata come strumento di aggregazione sociale?
Sherwood è un evento unico e sicuramente la musica è uno degli aspetti principali di questo evento che tuttavia è formato da diverse realtà. Sottolineo che lo spirito di aggregazione e socialità che ci contraddistingue sicuramente è uno dei fattori che rende così “unico” questo appuntamento. Accoglieremo anche 60 richiedenti asilo che abbiamo conosciuto in diversi percorsi associativi e che faranno degli stage e dei corsi per imparare meglio l’italiano e integrarsi meglio.

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