Intervista: James Grashaw racconta la copertina di STAND UP dei Jethro Tull

Il secondo disco dei Jethro Tull compie 50 anni: James Grashaw ci racconta la genesi della copertina

Un breve estratto dell’articolo di Dave Everley pubblicato su  Prog 24, in edicola e on line!

James Grashow era un giovane studente di New York City che si stava specializzando in intaglio quando ricevette la chiamata di Terry Ellis, il manager dei Jethro Tull, che gli chiese se fosse interessato a realizzare la copertina per il loro secondo album, STAND UP. “Devo essere sincero, non li avevo mai sentiti nominare”, ci dice oggi. “Un mio compagno di scuola conosceva Terry e gli aveva detto che ero bravo. Avevo già fatto cose per riviste o per la pubblicità, ma mai copertine per dischi”.

A Ellis e Ian Anderson piaceva l’idea e mandarono una limousine per prendere Grashow e portarlo dal suo appartamento fino a New Haven, Connecticut, dove la band si sarebbe esibita. “Ero emozionatissimo, non ero mai salito su una limousine prima”. Dissero a Grashow che volevano un disegno della band che balzasse fuori dal gatefold quando la copertina veniva aperta. “Credo che ancora oggi Terry Ellis e Ian Anderson stiano discutendo su chi ebbe l’idea di piazzare il disegno tridimensionale al centro”, dice. “Fu mia l’idea di raffigurarli seduti sulla copertina, in piedi all’interno, e poi ritrarli mentre andavano via sul retro”.

Il significato delle undici dita!

Grashow rivela che il processo di realizzazione dell’artwork durò due o tre mesi. A un certo punto Anderson andò a trovarlo nel suo appartamento. “Arriva questo ragazzo inglese, con i calzoni di pelle rossa, i capelli crespi… pareva davvero fuori contesto”. Negli anni successivi, Grashow ha visto il suo lavoro immortalato ovunque, dalle magliette ai tappeti. “Sono stato fortunato ad aver fatto qualcosa di così iconico”, dice.

Ovviamente, c’è un elemento della copertina che ha incuriosito i fan dei Tull per anni. Guardate bene e noterete che Ian Anderson ha 11 dita invece delle normali 10. “Stavo intagliando e non me ne sono nemmeno accorto”, rivela Grashow. “Dopo la pubblicazione, ho cominciato a ricevere lettere da ogni parte del mondo che mi chiedevano cosa significasse. Mi immagino la gente che si metteva seduta, si sballava con qualche droga, contava le dita e si interrogava su quale fosse il significato dell’undicesimo dito”. E aveva qualche significato? “No”, dice ridendo. “È stato solo un errore”.

L’articolo integrale su   Prog 24, in edicola e on line!

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