Patty Pravo e la pubblicità dell’Algida: ve lo ricordate?

Per anni, l’estate non poteva dirsi veramente iniziata senza i caroselli dell’Algida con Patty Pravo

Il brand Algida, nato a Napoli dalla ditta Spica, fu presto adocchiato e rilevato dalla multinazionale anglo-olandese Unilever, che ne è tuttora proprietaria e che in mezzo secolo lo ha reso famoso nel mondo. I primi anni, la comunicazione cine televisiva della gamma di gelati (dallo storico Cremino alla Coppa Olimpia, nata per le Olimpiadi di Roma del ’60) si era rivolta ora a consumatori di ogni età, ora espressamente a bambini.

È nel 1963 che l’agenzia Lintas (al tempo, interna alla Unilever) inizia a mirare ai giovani, scritturandone uno degli idoli incontrastati: Rita Pavone. Nel 1967, il colpaccio: tramite il manager e talent scout Alberigo Crocetta, la Lintas arruola Patty Pravo e – ricorda Alberto De Maria, capo ufficio cinema dell’agenzia – con fiuto e lungimiranza le fa firmare un contratto che la vincola per tre anni, potendola così utilizzare anche quando la sua popolarità era ormai salita alle stelle.

La prima serie di caroselli debutta in televisione il 6 maggio e vede Patty cantare in varie location romane, attorniata da un gruppo di adolescenti che la coinvolgono in situazioni simpatiche: allo zoo sulle note di Ragazzo triste, a Villa Borghese con Sto con te, alla Stazione Termini con Qui e là e al Piper… con The Pied Piper(nell’originale inglese di Crispian St. Peters, da noi più nota nella cover di Gianni Pettenati Bandiera gialla).

A partire dal 1968, la narrazione si fa più articolata e procede su un doppio binario: da un lato c’è Patty, che canta in uno studiolo televisivo tra giochi di luce, effetti ottici emotivi optical Il Paradiso, La bambola, Qui e là, Se perdo te, la meno nota Se c’è l’amore e Ci amiamo troppo (River Deep, Mountain High di Ike & Tina Turner, già incisa da Iva Zanicchi come Le montagne); dall’altro c’è un nuovo gruppo di giovani che corrono in spiaggia, ridono, scherzano, flirtano, si dipingono fiori sul viso e brandiscono cartelli di bonaria protesta. Spicca, fra i tanti, una Sabina Ciuffini ancora sconosciuta (Rischia tutto e la popolarità sarebbero arrivati solo nel ’70) ma già avvezza ai set, poiché figlia del produttore Augusto.

Rispetto alla serie del 1967 cambia anche il gelato: in onore di Patty e della sua “genesi artistica”, Algida ne crea uno nuovo e lo chiama Paiper (sì, scritto proprio così), una sorta di Calippo ante litteram di panna variamente variegata e con il supporto in plastica anziché carta. Ma saranno proprio le inquadrature di Patty alle prese col gelato a rivelarsi le più complicate, per l’alto rischio di censura da parte della RAI bacchettona…tant’è che alla fine, nei caroselli come pure nei telecomunicati brevi coevi, la vediamo solo mordicchiare fugacemente, lasciando il campo agli altri giovani, meno allusivi e rivoluzionari.

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