Come nacquero negli anni 70 le prime radio libere

Era la metà degli anni 70 e, contrariamente a quanto accade oggi, le parole, le idee e le musiche più stimolanti correvano attraverso le (allora nascenti) radio libere

La data di nascita ufficiale di questa nuova stagione della comunicazione in Italia è, una volta tanto, certa: 28 luglio 1976. È quel giorno che una sentenza della Corte di Cassazione sancisce la legittimità delle trasmissioni private, purché in ambito locale. Fino ad allora, tutte quelle radio sparse nel Paese e tutti quei popolarissimi disc jockey erano stati, né più né meno, dei fuorilegge. Ovviamente, quasi nessuno aveva aspettato la benedizione della Cassazione: in Italia, le radio private avevano iniziato a moltiplicarsi, a centinaia, già da qualche anno. Una delle primissime era stata Radio Sicilia Libera, nata all’improvviso nel marzo 1970 come voce libera per denunciare gli scandali del terremoto del Belice: aveva trasmesso per sole ventisette ore, prima di essere messa sotto sequestro.

Gli storiografi, tuttavia, sono concordi nello spostare la data del big bang della radiofonia privata un po’ più avanti. Un buon punto di partenza è il 1° gennaio 1975: quel giorno, con un annuncio della speaker Anna Maria Bianchi, prende il via Radio Parma, indicata da molti come la prima radio libera italiana. Grazie al trasmettitore da 22 watt realizzato dal radioamatore Marco Toni, l’emittente rompe gli indugi e inizia un’avventura che dura ancora oggi. Fra le sue voci storiche, spicca quella di un certo Mauro Coruzzi, che molti anni più tardi troverà la popolarità televisiva nei panni della drag queen Platinette.

Con un paio di mesi di ritardo rispetto a Radio Parma, irrompe nell’etere anche Radio Milano International: fondata da 4 ventenni (Angelo e Rino Borra, Piero e Nino Cozzi), sfrutta inizialmente un vecchio trasmettitore militare e, con un modesto investimento, il 10 marzo 1975 inizia le trasmissioni dalla stanza da letto di Piero Cozzi, in un appartamento al civico 1 di via Locatelli, nel centro di Milano. È una novità assoluta, se è vero che nel giro di pochi giorni la stampa locale inizia a parlarne, alimentandone velocemente la popolarità, ma anche creando qualche problema: c’è infatti chi suggerisce l’idea che dietro i ragazzi di Radio Milano International si nasconda addirittura l’ombra della CIA, c’è chi invece preferisce romanzare la realtà e descrive una radio che trasmette da un pulmino in perenne movimento, per evitare di essere localizzata. Un mese dopo, le forze di polizia bussano alla porta di Cozzi e sequestrano tutto. Lo stop dura meno di due settimane: un Pretore accoglie il ricorso e ripristina le condizioni necessarie allo svolgimento dell’attività radiofonica. Da allora, Radio Milano International non si ferma più.

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