5 dischi per innamorarsi dei Kinks

Uno dei gruppi più influenti della British invasion degli anni 60, ecco i 5 dischi dei Kinks che proprio non potete non conoscere

SOMETHING ELSE BY THE KINKS
Pye 1967
Come suggerisce il titolo (“qualcosa d’altro”), i Kinks vogliono sorprendere il pubblico con una visione più ampia e accanto ai recenti hit Waterloo Sunset e Death Of A Clown (uscito a nome di Dave) mettono assieme brani eclettici dove c’è spazio anche per la bossanova (No Return), l’anthem trascinante (David Watts) e il music-hall (Harry Rag). Emblematici nel loro essere opposti sono Lazy Old Sun, con vocazioni sperimentali anche nella strumentazione impiegata, e End Of The Season, parodisticamente old fashioned.

THE KINKS ARE THE VILLAGE GREEN PRESERVATION SOCIETY
Pye 1968
Ormai, ai Kinks dà proprio noia essere considerati un gruppo da singoli e adesso è evidente il desiderio di costruire un album da ascoltare nella sua interezza. Nel disco sono raccolte come in un album fotografico immagini di vario tipo che raccontano di personaggi bizzarri, di nostalgia, di tempi che cambiano. E la musica, condotta da tanta chitarra acustica e dai fantasiosi suoni orchestrali dovuti soprattutto al mellotron, si tinge di folk, di deliziosi barocchismi, di lievi suggestioni psichedeliche.

ARTHUR OR THE DECLINE OF THE BRITISH EMPIRE
Pye, 1969
Esce in autunno quando il concept di TOMMY degli Who già da qualche mese tiene banco e pertanto soffre parecchio la sua concorrenza. Però, dal punto di vista del corrosivo libretto, Ray vince su Pete Townshend, mentre per la musica le due band se la giocano. Come nei giorni del villaggio verde, numerose sono le tentazioni baroque pop ma il suono è più elettrico, gli arrangiamenti maggiormente elaborati e aumentano le spinte psichedeliche. Un capolavoro, non solo per la storia dei Kinks.

MUSWELL HILLBILLIES
RCA 1971
Molto americano nei suoni, è tematicamente tutto londinese. Infatti, nei suoi episodi Ray racconta della tribolata vita della working class in una Londra sempre più trasformata anche dal punto di vista urbanistico. 20th Century Boy è una splendida apertura e poi il Kinks style si colora spesso di blues, slide, dixieland, country, banjo e dobro. Più music-hall sono Have A Cuppa Tea e Alcohol. Il pub ritratto in copertina è l’Archway Tavern, situato a due miglia da Muswell Hille ben familiare ai Davies.

ONE FOR THE ROAD
Arista 1980
Contiene registrazioni sparse del tour del 1979 e suona forte, immediato e potente. Presenti sono brani recenti e antichi classici. E tra questi ultimi, i Kinks si riappropriano anche di episodi che proprio in quel periodo sono stati ripescati con successo dalle nuove leve. Così ecco You Really Got Me (Van Halen) in una massiccia versione heavy, David Watts (Jam) e, dai tempi lontani di THE KINKS, Stop Your Sobbing (Pretenders).

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