DAVID BOWIE: una carriera camaleontica

Ricordiamo alcuni momenti molto personali della camaleontica carriera di Bowie grazie a David Sinclair

“Ho trascorso un giorno meraviglioso con David Bowie. Era il 1993, a metà strada tra ZIGGY STARDUST e BLACKSTAR. Bowie aveva 46 anni, era snello, leggermente abbronzato, bello in un modo quasi imbarazzante e fumava di continuo con la nonchalance di un’era ormai passata. Avevamo una missione: passare la giornata visitando i vecchi ritrovi della Londra anni 60 e 70, alla ricerca di ricordi e significati reconditi. Ci recammo dove un tempo si trovavano i Trident Studios a Soho, dove erano nati HUNKY DORY (1971), THE RISE AND FALL OF ZIGGY STARDUST AND THE SPIDERS FROM MARS (1972) e la maggior parte di ALADDIN SANE (1973).” Ha raccontato David Sinclair.

“Non solo Bowie acconsentì a essere intervistato, ma venne a prendermi con la sua macchina e l’autista ci portò lungo un percorso studiato e deciso da lui. Aveva scavato nei suoi diari e nei taccuini di quel periodo, in cui ci addentrammo dopo le varie tappe, in un albergo della zona, tra una zuppa e un tramezzino al formaggio. E anche se fui io a scrivere l’articolo (per «Rolling Stone»), in un certo senso lui lo scrisse assieme a me. Bowie era una persona estremamente sensibile. […] Assieme ai drink e alle droghe, queste maschere erano un modo per nascondere i suoi sentimenti e distanziare il suo autentico sé dalla sua arte. “Sentii che dovevo fuggire da me stesso e dal peso dei miei sentimenti d’inadeguatezza. Non amavo me stesso, per niente”, mi disse. Mentre il nostro giro per i vecchi ricordi si dipanava e Bowie si confrontava con i resti concreti del suo passato, la giornata ci toccava sempre più nell’intimo.”

Bowie è stato uno degli autori ed esecutori migliori che il pop abbia mai conosciuto, e soprattutto, un mentore: ha cercato il talento negli altri, e ha provato a far sbocciare coloro in cui vedeva del potenziale. Come ha ricordato Sinclair, David era bravissimo a spingere chiunque in nuove esperienze, cercando costantemente di superare i propri limiti. Quando invece non era preso nella ricerca di nuovi talenti, era impegnato a salvare le carriere altrui: basti pensare ai dischi prodotti per Lou Reed e Iggy Pop, o alla vita dei Mott The Hople, che cambiò radicalmente dopo che Bowie gli donò il suo inedito “All The Young Dudes“. Il leader della band, Ian Hunter, ha ricordato: “Era un tipo davvero a posto, sempre disponibile. Era molto presente. Però era anche strano. A occhio, sembrava un po’ sballato. Avevi l’impressione che fosse in un mondo tutto suo ma… era perfettamente normale.

La fine di David Bowie, fu Blackstar, album pubblicato l’8 gennaio, il giorno del suo sessantanovesimo compleanno. Il disco fu scritto durante i diciotto mesi in cui Bowie stava combattendo con un cancro terminale, all’insaputa di chiunque. Come tutti sapete, morì due giorni dopo la pubblicazione del disco. Fu una tragedia immensa, ma in qualche modo con un tempismo perfetto e dall’incredibile impatto scenico, l’apice della sua carriera. Bowie guardò la morte in faccia, e capì che poteva usarla, e così fece, lasciandoci un disco pieno di misteri.

Commenta Via Facebook

You May Also Like