Un mondo d’amore: scopri tutte le canzone erotiche italiane!

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Qualche volta censurate ma neanche poi tanto, le canzoni erotiche italiane costituiscono una piccola discografia parallela a quella ufficiale della nostra musica leggera.

Nate sulla scia di famosi inni alla sessualità del mondo anglosassone e francese, le canzoni a luci rosse italiane, incise da nomi noti e perfetti sconosciuti, rappresentano una divertente “deviazione” dalle solite rotte. Una navigazione… a vista.

L’articolo integrale su Vinile n. 22, acquistabile in edicola oppure online cliccando qui.

La musica e l’amore, è dimostrato, attivano le stesse zone del nostro cervello, producono gli stessi oppioidi endogeni e ci emozionano più o meno quanto uno psicofarmaco light o un buon cibo gustato a dovere. Nulla di strano dunque se Eros e Armonìa hanno sempre provocato cuori e batticuori, a volte impalpabili, e a volte così incisivi da connotare intere generazioni.Colpevoli di tanto ardore? Una genìa di artisti che da Orfeo a Mozart, dai trovatori ai Led Zeppelin, da Shakespeare a Barry White, si convinse che la vita non era soltanto una questione genetica o meccanica, ma frutto di attrazioni, intrecci, alchimie. Passioni celebrate per secoli in forme prosaiche, epiche e auliche, sublimate nell’Ottocento dalla gloriosa temperie romantica, ma pur sempre appannaggio di chimere e raffigurazioni.

Poi venne la modernità, e tutto cambiò. Verso la fine degli anni Sessanta la contestazione, l’emancipazione femminile e una graduale caduta dei tabù sgretolarono rapidamente i limiti del consentito, la realtà sostituì la fantasia, e le icone del desiderio cominciarono ad assumere le loro fattezze reali: nei lungometraggi di John Waters e Russ Meyer, nei fumetti di Crepax, negli happenings del Living Theatre, e in certi film provenienti dalla Danimarca che nel 1969 fu la prima nazione a legalizzare la produzione di pellicole hard. Tuttavia, se tanto pragmatismo ebbe il merito di appagare l’utenza più maliziosa, innalzò anche la domanda di materiale caliente, specie quello usa e getta.

Artefice nella musica fu un quarantenne di nome Lucien Ginsburg, in arte Serge Gainsbourg, che nell’autunno del 1967 ebbe la geniale idea di immortalare su nastro un rapporto con la sua ragazza di allora, l’attrice Brigitte Bardot. Usò come base un tema da lui stesso composto per il film di Édouard Luntz Les Coeurs Verts (Scene de bal 2 del 1968), lo fece arrangiare in chiave heavy-psych da Michel Colombier, lo ribattezzò poeticamente Je t’aime… moi non plus, e lo farcì con un testo da far impallidire il più libertario dei libertini. “Je vais et je viens entretes reins”, e “Je me retiens. Non! Maintenant…Viens!” furono i due passaggi più espliciti, e per questo, non appena il master definitivo venne trasmesso su Radio Europe 1 scoppiò un putiferio.

E in Italia? Curioso a dirsi, ma pur se ostacolata dalla censura, la musica a luci rosse approdò anche da noi, e guarda caso proprio durante quell’année érotique in cui persino i Pink Floyd intitolarono un disco con un termine hard (UMMAGUMMA= “fare sesso” nel gergo giovanile del Cambridgeshire).

Fu solo dal 1973 che il diffondersi del permissivismo underground spronò qualche autore più in vista a sbilanciarsi.

Nel 1969 uscirono infatti ben cinque versioni nostrane di Je t’aime… tradotte perlopiù da Claudio “Daiano” Fontana e il curioso 45 giri Amo sentirvi di tale Maria Sole, all’epoca modella di Guttuso, saturo oltre misura di allusioni e doppi sensi.

Per il resto, però, l’esordio della nostra discografia XXX non fu affatto semplice. Per quasi tre anni le musiche più stuzzicanti rimasero confinate nei cinema a luci rosse, qualcuno avvistò giusto qualche singolo osé nei mercatini rionali (vedasi Buonanotte Amore di Grace per la Auredi in cui l’artista appare nuda in copertina), Mina affondò appena qualche stoccata, e fu solo dal 1973 che il diffondersi del permissivismo underground spronò qualche autore più in vista a sbilanciarsi.

Lo fecero Maurizio Monti e Giovanni Ullu scrivendo per Patty Pravo la gettonatissima Pazza Idea, Enrico Riccardi, già autore di Zingara, firmando per Loredana Bertè le sferzanti S.e.s.s.o. e Parlate di moralità, e mentre nei cinema spopolavano Emmanuelle e Histoire d’O, un ulteriore manipolo di trasgressori diede il via al periodo più vizioso della musica italiana.  

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