Annie Haslam: dai Renaissance alla carriera solista, l’intervista alla Signora del prog

Voce, e manager, dei Reinaissance, potente solista e pittrice originale. Abbiamo incontrato Annie Haslam, la Signora del prog, per farci raccontare la sua movimentata vita.

Nel 1971 Annie Haslam si unì ai Renaissance: impossibile non notare la potenza della sua voce con un’estensione vocale di cinque ottave. Intraprendente e determinata, Annie non solo accompagnò la band nel loro periodo d’oro, ma rimase in cabina di regia anche dopo quando, lasciato il microfono, ne diventò la manager. La cantante non rinunciò alle sue esperienze soliste e arrivò a lavorare con grandi nomi della scena prog, come Steve Howe e Magenta. Dal 2002, oltre alla musica, porta avanti la pittura, grande sua passione. La Redazione di Prog l’ha intervistata.

Cosa ti ha fatto venire voglia di cantare da piccola?

Quando avevo sei anni facevo parte del coro della scuola. Mi cacciarono perché facevo troppo casino! Se avessi visto che tipa ero all’epoca! Avevo le trecce, portavo gli occhiali da vista che passava la mutua e avevo pure una benda su un occhio. Mi chiamavano “quattrocchi”. Anni dopo, quando ho cominciato a diventare popolare, il Bolton Evening News  fece un articolo su di me e lo intitolò: ‘Quattrocchi sta andando alla grande’. Ci rimasi malissimo!

Prima di dedicarti alla musica hai studiato moda. Che intenzioni avevi una volta diplomata?

Volevo diventare stilista. Quando avevo 13 anni ci siamo trasferiti in Cornovaglia, e fu fantastico perché mi permise di allontanarmi dal bullismo che subivo a Bolton. Sono andata all’Accademia d’Arte e ho studiato tutto quello che era connesso con la moda. All’età di 17 anni sono andata a vivere a Londra, dove in principio ho lavorato come impiegata per una ditta di spedizioni. In seguito sono riuscita a entrare come apprendista in un negozio di moda e da lì sono andata a lavorare per uno straordinario sarto su Savile Row che confezionava vestiti per celebrità come Patrick McGoohan. Poi sono passata a una compagnia chiamata Windsmoor. Il posto mi piaceva, e mi sembrava di avergli fatto un’ottima impressione, ma mi licenziarono. Lì ho perso la fiducia per il mondo della moda.

Qual è stata la prima volta in cui hai cantato in pubblico?
Dopo essere stata licenziata da Windsmoor, io e i miei genitori siamo andati a Toronto a trovare mio fratello. Una sera andammo in un locale, la Brunswick Tavern, dove si teneva una sorta di competizione canora. I miei sapevano che avevo una bella voce, così mi incoraggiarono a salire sul palco e cantare Those Were The Days di Mary Hopkin. L’originale era prodotta da Tony Visconti, e qualche anno dopo non solo finì a lavorare con lui, ma diventammo pure buoni amici. Una vera premonizione di quello che sarebbe accaduto! Tornati a Londra, Eric Peacock, il mio fidanzato dell’epoca, mi convinse a prendere parte ad altre competizioni per cantanti nei pub della città.
Perché ti sei proposta come cantante nei Renaissance?
I Renaissance erano in tour in Germania in quel periodo, ma si riuscì a organizzare un provino al loro ritorno. Era il capodanno 1970, in una sala parrocchiale. Non sapevo nulla di loro all’epoca, quindi mi andai a comprare una copia del loro primo album [omonimo, pubblicato nel 1969]. Fu amore al primo ascolto. Pensai subito che la loro musica era perfetta per la mia voce. In particolare adoravo il terzo brano, Island, e fu proprio quello il pezzo che mi fecero provare all’audizione! Non solo la mia voce si sposava bene con la musica del gruppo, ma anche a livello di presenza sembravo perfetta per quel ruolo, e finito il provino me ne tornai a casa con un buon presentimento. E infatti il giorno seguente mi chiamarono e mi offrirono il lavoro.
Quando Northern Lights ebbe successo, hai cominciato a comportarti come una pop star?
Per niente. Non sono una così. A quel tempo vivevo con Roy Wood, e di solito quando uscivamo insieme, lì nelle Midlands dove abitavamo, c’era sempre gente che si avvicinava e gli cantava qualche sua canzone. Succedeva nei pub, nei ristoranti, nei supermercati! Quando invece uscì Northern Lights e i Renaissance andarono in televisione a fare Top of the Popse cose del genere, la gente cominciò ad avvicinarsi e a cantarci quella! Roy era interdetto, diceva sempre “Ma che succede?!”.
Perché le dinamiche interne alla band iniziarono a sgretolarsi sul finire degli anni 70?
C’era troppo attrito e competizione tra i vari membri del gruppo. Saremmo dovuti andare tutti nella stessa direzione, ma era chiaro che era impossibile. Non eravamo più un gruppo unito. C’era anche tanta invidia. Per esempio, feci un servizio fotografico a New York con Michael Dakota, uno dei fotografi di moda più quotati del momento. Il risultato del servizio era spettacolare. Miles voleva usare le foto per promuovere la band, pensava che sarebbero state perfette per farci pubblicità, ma nessuno del gruppo glielo lasciò fare. Si sentivano minacciati, avevano paura che avrebbero trasformato i Renaissance nella mia backing band. Le cose non stavano così ovviamente, ma l’invidia è una brutta bestia.

 

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