Tom Walker: intervista esclusiva

La nostra intervista esclusiva a Tom Walker, tra futuro e passioni.

La sua è una voce profonda che qui in Italia abbiamo conosciuto ancora di più grazie alla collaborazione con Marco Mengoni nel brano Hola (I say). Tom Walker ha ancora tanti traguardi da raggiungere: dopo la pubblicazione del suo primo disco WHAT A TIME TO BE ALIVE, è tempo di pensare a nuova musica. Siamo andati a incontrarlo e con lui abbiamo chiacchierato di progetti futuri, della sua passione per il rock e su come il successo abbia cambiato la sua vita. Ecco la nostra intervista esclusiva.

Ecco la traduzione.

Ehi lettori di Stone Music, sono Tom Walker e oggi risponderò a un po’ di domande!

Parlaci di questa versione deluxe del tuo primo album WHAT A TIME TO BE ALIVE e dei 4 inediti contenuti al suo interno.

Penso sia un continuo del primo album. Ho scritto un paio di canzoni nell’ultimo anno e volevo pubblicare qualche extra prima dell’uscita del secondo album l’anno prossimo. Tra l’altro le ultime due tracce sono quelle di cui sono più innamorato e mi piaceva l’idea di regalare ai fan questa versione speciale prima di prendere una piccola pausa e andare via per un po’.

In poco tempo la tua vita è completamente cambiata, sei diventato un artista internazionale con quasi 2 milioni di riproduzioni in streaming, 1 milione di dischi venduti… cosa manca adesso nella tua vita?

Una Ferrari! 
Stare con la mia famiglia visto che non la sto vedendo molto, ho perso talmente tanti matrimoni, compleanni, un sacco di avvenimenti. Uno dei miei prossimi obiettivi è appunto tornare in UK e prendere una piccola pausa dall’essere una superstar internazionale.

Gli italiani si sono innamorati di te anche grazie a Hola (I say) con Marco Mengoni, ci sono altre collaborazioni, sia internazionali che italiane, nei tuoi piani futuri?

Al momento no, siamo focalizzati sul far uscire il nuovo album a marzo. Inoltre è appena uscita la versione speciale dell’album, quindi in realtà non ci sto pensando molto. Come ho detto mi piacerebbe prendere una pausa dal mondo della musica: quale sarà la prossima pubblicazione, con chi canterò ecc… Ho passato così tanto tempo a pensare a queste cose che ho deciso di prendermi un mese di pausa a gennaio, tornerò però a febbraio e cancellerò tutto dal mio laptop, dopodiché ricomincerò tutto dall’inizio, da persona nuova. Solo a questo punto riuscirò a pensare ad artisti con cui collaborare.

Durante un’intervista hai dichiarato che all’età di 9 anni hai visto Angus Young suonare e da lì hai realizzato di voler fare questo nella vita. Parlaci un po’ del tua amore per gli AC/DC e il rapporto che hai con questa band.

Certo, ho visto gli AC/DC quando avevo 9 anni, a Parigi, ed è stato uno dei primi concerti a cui ricordi di esser stato. È stato un momento incredibile per me, non avevo mai visto niente del genere prima e mi ha fatto riflettere sulla carriera che avrei voluto intraprendere.

Cos’altro ascolti sia per ispirazione che per piacere?

Un sacco di roba, ci sono così tanti artisti che stanno nascendo in questo periodo, sia in UK che nel resto del mondo, come per esempio Billie Eilish, Sam Fender, Hierba. Sono nati un sacco di nuovi artisti nell’ultimo anno. Mi piace ogni genere, per esempio Billie Eilish è completamente diversa da Sam Fender, sono praticamente gli opposti. Non sono molto il tipo che ascolta solo un genere, mi piace un sacco di musica differente.

Quando ascolti la musica preferisci utilizzare supporti analogici come CD, vinili ecc… o preferisci lo streaming?

Penso che siano entrambi grandiosi per motivi differenti. Se sono a casa seduto tra un paio di casse preferisco ascoltare un vinile, mi piace estrarre il disco, guardarne la cover, leggerne i testi. Se sei in macchina non puoi ascoltare un vinile, quindi è più semplice ascoltare un CD o utilizzare i servizi di streaming sul telefono. Dipende molto da dove ti trovi: se sono a casa preferisco il supporto fisico, se invece sino fuori è molto più comodo ascoltare musica attraverso Spotify.

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