La vita di Peter Gabriel lontano dai Genesis

Come andarano le cose a Peter Gabriel dopo che si allontanò dai Genesis? Ecco come lavorò ai suoi primi dischi solisti.

Per gli ex compagni di band, ora con Phil Collins al timone, il successo è arrivato puntuale, mentre lui, Gabriel, è passato velocemente dallo status di leader dei Genesis a un ruolo da gregario o poco più. Entrambe, ovviamente, valutazioni prive di ogni fondamento. Resta il fatto che l’artista, dopo aver tenuto fede in un primo momento al proposito di dedicarsi a una vita ritirata, si ritrova un po’ spaesato, tanto che, per registrare i primi demo solisti in assoluto, chiede aiuto a tre ex compagni, Phil Collins, Mike Rutherford e Anthony Phillips, più il chitarrista dei Brand X John Goodsall. Decisamente, non il modo migliore per dare un taglio netto al passato.

Pubblica nel 1977 il primo album PETER GABRIEL che, nonostante il moderato successo del singolo Solsbury Hill, non fa certo gridare al miracolo, e lo stesso destino tocca alla replica del 1978, intitolata allo stesso modo.

Archiviato il tour di PETER GABRIEL 2, l’obiettivo è portare a termine il terzo album. Per questo, Peter riserva buona parte del 1979 alla composizione delle nuove canzoni all’interno del piccolo studio di registrazione che ha allestito a Ashcombe House. Dopo i primi provini, realizzati con l’aiuto dei Random Hold, band guidata dal chitarrista David Rhodes, passa alle registrazioni vere e proprie. Nella band c’è anche l’eterno amico Phil Collins che, in alcuni brani, sostituisce o affianca il batterista titolare Jerry Marotta. Per le parti di chitarra, invece, nonostante la presenza di ospiti di grido come Fripp, Paul Weller e Dave Gregory (XTC), Peter si affida soprattutto a Rhodes, musicista tecnicamente modestissimo ma perfettamente adatto al nuovo corso che l’artista sta intraprendendo: lo strumento principe del rock, di qui in avanti, rivestirà un ruolo secondario, quasi irrilevante nei pezzi di Gabriel, ben più interessato al ritmo. È infatti proprio dal ritmo che partono le nuove composizioni.

Così racconta Larry Fast:

Peter cercava una batteria elettronica programmabile, poiché quelle già presenti sul mercato offrivano solo ritmi fissi come foxtrot, mambo o cha cha cha. John Simonton della PAiA aveva da poco costruito una piccola drum machine dotata di Ram per computer, in modo da permettere all’utente di programmarne i ritmi.  Gli piacquero così tanto che decise di partire proprio dalla PAiA per comporre. La puoi sentire un po’ in tutto il disco, ma è in primo piano in Games Without Frontiers e Biko.

Il nuovo attrezzo si rivela rivoluzionario per Peter che dichiara:

Da batterista fallito, era una gioia per me poter disporre di un groove che non si ferma. Il sound non sarà il massimo, ma ho potuto creare i ritmi che desideravo. E una volta che hai impostato i ritmi, cambia il modo di scrivere. Biko, per esempio, ha solo tre accordi ed è probabilmente la cosa più semplice che io abbia mai scritto. Ma anche una delle più efficaci.

Il ritmo diventa la chiave dell’intero progetto ma, se la partenza può anche essere elettronica, contemporaneamente Peter sta sviluppando anche un grande interesse per i ritmi di origine africana. Per completare la svolta, poi, il musicista introduce una clamorosa innovazione alla batteria: l’eliminazione dei piatti.

Prima di mettermi al lavoro, mi chiesi quali fossero le cose che proprio non mi piacciono nei dischi rock- dice– E una delle prime a venirmi in mente furono i piatti della batteria, che fanno ‘splash’ dappertutto occupando uno spazio incredibile nelle frequenze sonore più alte. Se li rimuovi, hai un nuovo territorio da esplorare. Così, dissi: niente piatti. I miei batteristi, improvvisamente, dovettero ragionare in maniera diversa, il che condizionò la spina dorsale dei pezzi.

Dopo le prime session ad Ashcombe House della primavera 1979, il lungo processo prosegue negli studi Townhouse di Londra. Nel frattempo, però, i già tesi rapporti con la Atlantic si complicano ulteriormente. Per controllare l’andamento delle cose, a un certo punto viene mandato in studio l’A&R dell’etichetta John Kalodner.

L’album avrebbe dovuto essere pubblicato nel febbraio 1980, ma la Atlantic lo definì un suicidio commerciale e mi tagliò dal cast degli artisti. E la casa discografica inglese (la Charisma) insisteva per trovare un accordo in America prima di uscire, per evitare problemi con le importazioni in caso di pubblicazioni differite.

Finalmente il terzo album, MELT, può finalmente essere pubblicato in tutto il mondo il 22 maggio 1980.

Il resto della carriera di Peter Gabriel lo trovi all’interno di Classic Rock 87, in edicola e in digitale.

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