La nascita degli Aphrodite’s Child

Quando è arrivato il successo della band greca Aphrodite’s Child? Te lo raccontiamo su Classic Rock 87.

A sei anni, Evangelos Papathanassiou, che da qui in poi nella narrazione è più semplice chiamare Vangelis, già si esibisce al pianoforte davanti a duecento persone. Ma il bambino ha la testa dura e vuole fare di testa sua. Ha un notevole talento e i genitori lo portano a prendere lezioni, senza però cavarne troppo.

Per me era impossibile sedermi e imparare.

Ricorderà nel 1983 a Polyphony.

Ci sono cose che non puoi mai imparare, proprio come ci sono cose che non puoi mai insegnare. Inoltre, non ho mai pensato di voler diventare un musicista d’orchestra sinfonica, che è come essere un ottimo computer in grado di interpretare qualsiasi brano. Per me, la musica era una questione completamente diversa.

Così, per lui gli spartiti gli rimarranno sempre dei disegni indecifrabili. D’altra parte, all’esecuzione di un repertorio, anche di pezzi suoi, Vangelis preferisce sempre la creazione:

Quando mi preparo per un concerto, non so mai cosa suonerò. Io compongo nel momento stesso del concerto.

Pertanto, nei giorni in cui i singoli dei suoi Aphrodite’s Child scalano le classifiche europee, trova davvero difficile seguire rigide regole quali comporre sulla scia di una hit o interpretare le canzoni in una scaletta prestabilita negli show dal vivo.

Non mi piace andare a suonare in ogni città per chiedere al pubblico di comprare il mio nuovo album – racconterà nel 1985 a Spin– Non voglio essere invadente, anche se amo esibirmi dal vivo. Il problema è che un concerto, o altri tipi di performance pubbliche, sono un gesto responsabile e non devono avere fini promozionali o servire a potenziare un ego. E peggio di tutto è l’obbligo di guadagnare un sold-out.

Per questi motivi, nel 1970 ha una gran voglia di dire basta. Se ne sbatte di leggere il suo nome sui giornali o di apparire alla televisione ed è stanco di scrivere quelle hit che piacciono a tanti tranne che a lui. Grazie ai diritti d’autore, ha affittato una bella casa e vuole investire i soldi che guadagna per allestire un suo studio. In più, non ha affatto voglia di viaggiare: un po’ perché è piuttosto pigro, un po’ perché ha paura di volare e il suo stomaco il movimento delle navi ben poco lo tollera.

Tre greci a Parigi

Con il colpo di stato del 21 aprile 1967, i militari prendono il potere in Grecia e anche fare musica nel Paese non è più tanto facile. Vangelis allora da poco ha fondato un suo gruppo che per il momento si chiama Papathanassiou Set. Alla chitarra c’è Anargyros “Silver” Koulouris, ai tamburi ci pensa il poliglotta Lucas Sideras, mentre basso e voce sono affidati a Artemios Ventouris-Roussos, presto noto come Demis Roussos e dotato di una grandiosa tecnica vocale. I quattro si ritrovano nel buio culturale creato dal regime e così nel marzo del 1968 decidono di espatriare, sia perché all’estero sperano di entrare nei grossi giri sia perché, come spiegherà Vangelis nel 1982 al Telegraph Sunday Magazine, “a nessuno piaceva vivere sotto una dittatura”. Timoroso, Koulouris si tira indietro e presto se ne pentirà: lo aspettano, infatti, due anni di servizio militare che per lui saranno l’inferno.

L’obiettivo dei tre fuggiaschi è Londra, ma a causa di permessi di lavoro non in ordine,  devono cambiare programma e si stabiliscono a Parigi. Nella capitale francese trovano il clima inquieto che in breve esploderà nel “Maggio” e per un po’ fanno la classica fame, con grande disperazione di Roussos che della buona cucina già è un ideologo. Fortunatamente, Vangelis riesce a contattare Pierre Sberro della Philips francese, che gli propone un contratto con la Mercury. Si parla di pochi soldi ma almeno al trio è offerta la possibilità di incidere. Poi il produttore Lou Reizner battezza la band Aphrodite’s Child, calcando ovviamente la mano sull’origine greca dei tre, e in luglio esce Rain And Tears.

Il resto dell’articolo sulla nascita e la carriera degli Aphrodite’s Child lo trovi all’interno di Classic Rock 87, in edicola e in digitale.

 

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