Brunori Sas avrebbe partecipato a un talent show?

Cosa farebbe Brunori Sas se si trovasse, oggi, al posto di un ventenne? Quale percorso sceglierebbe per la sua carriera musicale?

Brunori Sas è da poco tornato con CIP!, quinto album in studio del cantautore calabrese. In una recente intervista, disponibile sul numero 24 di «Vinile», gli è stato chiesto di fare un tuffo nel passato e ripensare all'inizio della sua carriera.

Gavetta vs. talent show

Ci sono lavori che, più di altri, richiedono una quantità di gavetta non indifferente. Generalmente, l'ambito più colpito per antonomasia è quello umanistico, ma non bisogna assolutamente dimenticarsi di un suo parente neanche troppo lontano, ovvero l'ambito artistico. La musica rientra quindi tra quelle discipline in cui affermarsi risulta abbastanza difficoltoso e in molti casi quasi impossibile; anche per questa ragione, molti giovani decidono di seguire una strada (apparentemente) più semplice: quella dei talent show. 

Tra i talent musicali più famosi in Italia rientrano senza dubbio Amici e X Factor, dai quali negli anni sono usciti alcuni dei nomi più noti della musica nostrana: Marco Mengoni, Noemi, Giusy Ferreri, Alessandra Amoroso.

Brunori non si è mai immischiato in questo tipo di situazioni. Si è affacciato al mondo del cantautorato abbastanza tardi, quando aveva già superato i trent'anni, e nonostante il successo è sempre rimasto lontano dal mondo dei riflettori. Ma cosa farebbe oggi se fosse al posto di un ventenne? Sceglierebbe il tortuoso percorso della gavetta o quello sotto ai riflettori del talent?

Forse a vent’anni non [avrei partecipato a un talent] perché a quell’età ero proprio nella fase in cui schifavo tutte le cose mainstream. La gavetta è importante in quanto rende preparati a tutto: se fai una gavetta ti metti in ridicolo prima di fronte a tre persone, poi a dieci e piano piano ti rendi conto che sei cresciuto e ti fa anche piacere. 

In merito al mondo dei talent show invece ha affermato:

Penso che il talent serva per un certo tipo di percorso, bisogna capire ciò che si vuol fare nella vita perché per un certo tipo di caratteristiche può essere utile, per altre invece potrebbe essere una problematica. Inoltre, bisogna capire l’impatto psicologico che un’esperienza del genere può avere su una persona perché ci si trova in un attimo a toccare le stelle e il giorno dopo un altro tipo di impatto. Di base, continuo a sostenere che il pericolo insito in questo tipo di format sia quello di soffocare delle peculiarità che non rientrano esattamente nel target comune di un artista pop e che quindi il cantante possa essere indotto a pensare che alcune sue caratteristiche siano sbagliate e, di conseguenza, metterle da parte.

Brunori è quindi uno dei pochi cantautori del panorama indipendente italiano a essere rimasto fedele a quello che lui stesso definisce “essere mainstream”. Non è quindi un televoto a definire un artista e la sua carriera ma, molto più spesso, anni e anni di gavetta e lavoro su se stessi.

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