PEARL, il testamento musicale di Janis Joplin

Gli amici la chiamavano Pearl. E proprio PEARL è il titolo che Janis Joplin decise di dare al suo ultimo album, per nove settimane primo in classifica.

Il 4 ottobre del 1970, appena quindici giorni dopo la morte del grande Jimi Hendrix, il corpo di Janis Joplin venne trovato senza vita nella stanza di un hotel di Los Angeles. Un'overdose di eroina aveva spento per sempre, a soli 27 anni, una delle voci femminili più belle della storia della musica.

Negli ultimi mesi di vita, Janis aveva inciso PEARL, il suo quarto album che uscì postumo, l'11 gennaio del 1971. Il 2 aprile raggiunse la prima posizione nella Billboard 200, mantenendola per nove settimane, e guadagnandosi poi il 125esimo posto nella classifica stilata da «Rolling Stone» dei 500 migliori album di sempre.

Quando Janis registrò PEARL non sapeva che sarebbe stato il suo disco d'addio, una sorta di testamento musicale arrivato troppo presto. Eppure, se si ascolta PEARL, ci si rende conto di come forse Janis Joplin non avrebbe potuto brillare più di così. 

Il disco, che l'artista incise con la Full-Tilt Boogie Band, viene considerato a tutti gli effetti come il suo lavoro più rappresentativo. Il titolo richiama il soprannome della cantante, Pearl appunto. Tra le dieci tracce, sono tre in particolare a conquistare il pubblico: Cry BabyMe & Bobby McGee e Mercedes Benz.

Cry Baby è un gospel pieno di rabbia. Janis, accompagnata dal piano e dalla batteria, in crescendo, aggredisce il pubblico con un urlo straziante. Un urlo che tuttavia non infastidisce né spaventa, ma arriva dritto al cuore, emozionando come forse nessuna canzone è mai riuscita a fare. Allo stesso modo, il brano che segue, A Woman Left Lonely

Me & Bobby McGee, una road song scritta per Janis dall'amico e amante Kris Kristofferson, invece, riuscì, dopo la morte della cantante, a scalare la classifica dei singoli. Una classifica nella quale in vita Janis non era mai entrata.

Poi c'è Mercedes Benz. Un blues che la cantante registrò a cappella, con le mani che tengono il tempo. Il brano parla della felicità illusoria promessa dai beni materiali, è un rifiuto del consumismo, in perfetta sintonia con la cultura hippie. Sembra che fu proprio Mercedes Benz l'ultima canzone registrata dall'artista prima di morire.

L'ultimo afflato della voce più bella della storia, che si spense poco dopo sepolta dal blues, come recita un'altra delle sue indimenticabili canzoni.

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