Il mandolino: dall’Italia fino al rock angloamericano

Ci piaccia o no, il mandolino è uno dei simboli dell'italianità. La storia di questo strumento abbraccia molti generi: barocco, folk britannico, country, arrivando fino al “nostro” rock.

Dobbiamo a Rod Stewart la prima importante presenza del mandolino in un album rock. L’enorme successo di EVERY PICTURE TELLS A STORY (1971) portò lo strumento all’attenzione di un vasto pubblico: nell'album, il mandolino compare in due ballate acustiche dal sapore folk, Maggie May e Mandolin Wind. Nella seconda pare sia suonato da Davey Johnstone, mentre su Maggie May l’interprete è sicuramente Ray Jackson dei Lindisfarne.

Intervistato di recente, Jackson ha dichiarato di non avere bei ricordi di quella seduta di registrazione

Tutto quello che Jackson ebbe in cambio furono quindici sterline, la paga sindacale dei turnisti. E poi, oltre al danno la beffa: ospite di Top of the Pops, Rod Stewart mise al mandolino, chiedendogli di “fingere” di suonare, il presentatore e famoso deejay John Peel. Con britannico aplomb, Ray Jackson dice di essere ancora un po’ “seccato” per quell’episodio.

Come abbiamo scritto, Ray Jackson faceva parte dei Lindisfarne, con i quali ovviamente non mancò di suonare il mandolino. Eccoli live nel 1972.

Ma il nostro viaggio ci porta ad attraversare l’Atlantico, verso l’Inghilterra e l’Irlanda del folk revival, in quella scena che a volte definiamo “celtica”. È qui che fanno la loro comparsa il mandolino e il banjo tenore a quattro corde.

Il mandolino entra di prepotenza nella dimensione della ballata acustica della scena folk rock, e ne approfittano i Led Zeppelin in alcune pagine memorabili. Nel terzo album del gruppo, il gioiello è The Battle Of Evermore, ispirata alla saga de Il Signore degli anelli e impreziosita dai vocalizzi di Sandy Denny. Nel brano è proprio il mandolino a far da padrone fin dall’inizio.

Per poter suonare le parti di mandolino dal vivo senza posare la chitarra, gli Zeppelin commissionarono al liutaio Andy Manson un enorme strumento a tre manici armato con chitarra, chitarra a dodici corde e mandolino. È possibile vederlo il questo video:

Passiamo invece al giovane Jerry Garcia che, anni prima delle avventure psichedeliche con i Warlocks e con i Grateful Dead, suonava il banjo a cinque corde. Nel novembre del 1970, svanito il sogno dell’utopia hippy delle comuni di San Francisco, i Dead abbandonano la vena acida e sperimentale e tornano a un country raffinato e sognante con l’album AMERICAN BEAUTY. Non poteva quindi mancare il suono trillato del mandolino, affidato a un giovane David Grisman in Friend Of The Devil

Anche i Byrds in quel periodo virarono dalla psichedelia al country, e il bassista Chris Hillman si rivelò un provetto mandolinista

Per finire, non possono mancare i Jethro Tull. Pochi come loro sono stati in grado di costruire un universo espressivo ed evocativo, apparentemente di immediata comprensione, ma costellato di sottili trabocchetti e anomalie.

In particolare, il mandolino di Ian Anderson è alla base di A Christmas Song, pubblicata per la prima volta nel doppio antologico LIVING IN THE PAST del 1972. 

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