Guccini sul Coronavirus: “Non ne usciremo migliori di prima”

Il maestro non sembra concordare con chi dice che dal lockdown ne usciremo migliori di prima: "Si diceva anche dell'11 settembre e non è cambiato niente".

Già qualche tempo fa vi avevamo parlato delle posizioni di Guccini il merito al Coronavirus il un articolo che riportava alcune delle dichiarazioni rilasciate dal cantautore durante la registrazioni della puntata dello scorso 20 marzo di Propaganda Live.

In quell'occasione, Guccini aveva lanciato un messaggio di speranza: "Spero che, dopo il coronavirus, l'Italia torni a ballare come nel dopoguerra". Un'immagine bellissima che si associava a quella dei flash mob che avevano infiammato i balconi di tutta l'Italia nella prima fase di diffusione del virus. 

Guccini è però tornato a parlare di virus e, questa volta, non sembra più così speranzoso: durante la puntata di Pasquetta del talk show radiofonico Un giorno da pecora, Guccini racconta ancora una volta il suo isolamento. Ecco, qui sotto, la registrazione del programma, l'intervento di Guccini si può trovare negli ultimi minuti di video.

Introdotto da un omaggio del sindaco di Firenze, Dario Nardella, alla sua Il vecchio e il bambino, Guccini inizia a parlare proprio della sua vita quotidiana che, come aveva già dichiarato in passato, non è cambiata poi tanto con l'arrivo del lockdown:

Mi muovo poco, come prima. Ascolto degli audiolibri perché la mia vista purtroppo non mi permette più di leggere, scrivo e guardo un po' la televisione. Non ascolto più musica da anni e non suono nemmeno più la chitarra. 

Il maestro ammette, però, che è strano passare le feste lontani dai propri affetti e senza la possibilità di fare gite fuori porta. 

La conversazione si sposta presto sulla situazione che stiamo vivendo e che sta rattristando tutti, compreso Guccini:

Anche in tempo di guerra, che io ricordo un pochino, un deserto così non c'era. Era molto diverso, anche sera molto più triste, più doloroso, più tragico.

Con una nota di amarezza nella voce, poi, Guccini afferma che in questo periodo si dicono tante banalità e, verso la fine del programma, interrogato sulla propria citazione, "Nel dopoguerra c'era una voglia di ballare che faceva luce" Guccini dice che la gente di oggi è molto cambiata, non è più quella del dopoguerra. Il maestro sembra tornare sui propri passi e rispetto a qualche settimana fa sembra meno ottimista. Inoltre, non sembra credere alla frase che già da tempo si sente ripetere, ovvero, che quando tutto questo sarà finito saremo delle persone migliori:

Si diceva anche dopo l'11 settembre. "Cambierà tutto" e non è cambiato niente. Sono abbastanza cinico da questo punto di vista. La natura umana è così: dimenticarsi presto delle tragedie passate e riprendere, non dico la bella vita, ma si precipiterà nella vita consueta fatta di bassezze ideologiche.

Certo, non si tratta di parole confortanti ma forse nelle idee del maestro non c'è da vederci un pessimismo forzato quanto più un'opinione equilibrata, ponderata e maturata dopo tanti anni di esperienza.

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