Da Cat Stevens a Yusuf Islam: il musicista salvato dalle acque

Una gioventù trascorsa a Londra, dieci anni di successi. Poi Cat Stevens studiò l'arabo, si convertì all'Islam e si chiamò Yusuf. Ecco la storia della sua conversione.

Oh baby, baby, it's a wild world canta la generazione inglese di inizio anni 70. Con loro, Cat Stevens, pseudonimo di Steven Demetre Georgiou che, guarito dalla tubercolosi e dagli eccessi della Swinging London, torna a calcare i palchi con una voce calda, una chitarra acustica e canzoni piene d'amore.

Dopo un esordio difficile, Cat Stevens regala nel giro di due anni ben tre album destinati a fare la storia della musica: MONA BONE JAKON, TEA FOR THE TILLERMAN e TEASER AND THE FIRECAT. Un musicista con gli "occhi di gatto", in grado di emozionare padri e figli di tutto il mondo, ma anche di incantare registi e produttori cinematografici.

Molte sono infatti le canzoni di Cat Stevens scelte come colonne sonore di film, da Harold and Maud di Ashby (1971) ad Almost Famous di Cameron Crowe (2000), un film imperdibile per gli amanti del rock, sino alla recente commedia francese Parlami di te di Mimran (2018).

Gli anni 70 sono per Cat Stevens un periodo molto fortunato. Collabora con musicisti del calibro di Peter Gabriel, all'epoca poco conosciuto, intraprende una serie di tour intorno al mondo e vende oltre 40 milioni di dischi. Ma qualcosa non funziona.

Ecco che, nel 1976, il fratello di ritorno da un viaggio a Gerusalemme gli regala una copia del Corano. Sarà l'inizio di una svolta. Nel 1977, dopo aver rischiato di annegare, secondo un aneddoto da lui stesso citato più volte, Stevens si converte all'Islam.

A Malibù, in una spiaggia privata per miliardari, nuotavo agile verso il largo. Quando cercai di tornare indietro, mi accorsi che la corrente era troppo forte. Stavo per soccombere, ero nel panico, gridai: "Dio, se mi salvi lavorerò per te". In quell'istante un'onda potente mi sollevò e mi scaraventò verso la riva. Era tutta l'energia di cui avevo bisogno, in poche bracciate raggiunsi la spiaggia, sano e salvo. Fu un momento grandioso, sapevo che Dio esisteva, e che avevo rinnovato un contratto con lui.

Così, il musicista "salvato dalle acque" abbraccia la religione islamica e il nome di Yusuf Islam. Incide ancora due dischi, IZITSO e BACK TO EARTH, dopodiché si ritira dalla scena musicale e diviene un membro eminente della comunità musulmana londinese. Apre una scuola, sostiene le associazioni più svantaggiate e si dedica alla moglie, una donna di nome Fauzia Mubarak Ali, ai figli e ai nipoti.

Sentiremo ancora parlare di lui, nonostante l'assenza dai palchi. Il nome di Yusuf balza infatti agli onori delle cronache nel 1989, quando sembra appoggiare delle sanzioni contro lo scrittore Salman Rushdie, fatto rivelatosi poi un'incomprensione. Nel 2004, gli viene negato l'ingresso negli Stati Uniti perché il suo nome rientra nella lista degli indesiderati dopo l'11 settembre 2001.

Le notizie sono sporadiche e l'assenza del cantante dal mondo musicale pesa agli storici fan, che si chiedono che ne è dell'autore di Where do the Children Play. Fino almeno al 2006, quando Yusuf comincia a riapparire, collaborando con Peter Gabriel, duettando con Ronan Keating.

Certo, il tempo dedicato alla fede continua a sopravanzare quello quello dedicato alla musica ma l'artista dichiara che "scrivere canzoni è ancora un processo spontaneo".

I fan italiani sono tra i primi a poter rivedere il loro beniamino. Nel 2014, infatti, Yusuf Islam partecipa come ospite alla serata iniziale del Festival di Sanremo dove annuncia e promuove l'album TELL'EM I'M GONE

L'album, a cui seguirà nel 2017 THE LAUGHING APPLE, è la voce con cui Yusuf si propone al pubblico, nuovo o vecchio che sia.

Il disco, composto da inediti e cover, viene inciso negli studi di Malibù, proprio nel luogo della sua conversione. Le sonorità sono diverse da quelle degli inizi: l'impianto del disco è più blues che rock. Ma la voce di Yusuf è ancora calda, potente, come quella del cantante che fu un tempo Cat Stevens.

La voce dell'equilibrio finalmente ritrovato tra fede e musica, che non è che uno degli strumenti più belli di lode a Dio.

Il blues è una musica nata da una situazione disperata: esprime la lotta per la libertà. Questo deve essere l'arte, anelito alla libertà e alla bellezza.

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